Il Gianni non mi risponde a un sms da tutta la mattina. Sono sempre più convinta che chi mi ama DEVE anche accettare come sono in questo momento, non solo quello che vede in me, anche la transizione. Mi arrovello un po’, ma sono contenta di arrovellarmi finalmente per un problema di cuore, un problema di cuore che non sia un infarto. Sono la (Vegan)Star della mia vita. Mi vedo camminare e danzare spensierata di fianco al cane quando scorrono i titoli di chiusura di un film con un’ottima colonna sonora, o quando si leggono le note di un romanzo di formazione a lieto fine. E ho Buone Nuove, funziona sempre la legge del Cavazza: chi si incazza, prima o poi, si scazza. Non fa eccezione per la mamma. Mentre ascolto Careless Whisper idel disco dell’amico Massimo e mi guardo e rimiro il golfino di Cashimire panna che mi sta precisino precisino sui fianchi lievemente arrotondati penso a quanta maturità ho acquisito nel gestire anche le delicate incomprensioni; sul momento mi incazzo, è vero, ma non vado più a fare cose strane per soffocare la stizza, il dolore. Esprimo la mia rabbia, le mie ragioni, pretendo anche delle scuse, in caso, o quello che vorrei facesse l’altro per venirsi incontro. E Non sono più una guerrafondaia. Ora preferisco colorarmi intorno di pace. La valchiria sospettosa e fuori dai margini sta diventando amica di se stessa, e di conseguenza, aperta anche all’esterno, un po’ più riguardosa. Magari mi metto a fare il pane. Forse passo lo straccio sulla scrivania o spazzolo la polvere via dal mac. Metto dritte le penne e le sigarette accanto all’agenda, in un rettangolo perfetto che ha un che di magico. O sublimo cantando a squarciagola Help!. Per scacciare la vergogna di essere stata così bisognosa, così esigente, in passato, ora mi sento forte sulle mie gambe, il babbo ha detto anche che sono bella rimbolsita, a forza di mangiare castagnacci, dico io, diamine, è l’unico dolce che so fare perché non deve lievitare! Sono così forte che inizierò anche a fare ginnastica, nell’acqua, spostando tra le dita un brodo primordiale, ormai sono nata, ho spinto la placenta con le mie manine, piango, mi sto svezzando, sto imparando a prendermi cura di me, adesso, me la cavo egregiamente, a sventolare sul petto il sigillo della spinta vitale, a circondarmi di stimoli a guardare avanti senza dimenticare per un istante il passato, a stipulare patti vantaggiosi con la realtà, a profondere e seminare armonia. Ps: Infatti quando torna faccio le feste al babbo e quello mi risponde male, che non capisco che è impaurito per il terremoto, che è innervosito perché la mamma gli ha detto che io le ho detto che lui mi ha detto che io sono grassa e che ci sono rimasta male, e io gli ho detto che forse riferita di voce in voce la cosa è stata un po’ travisata, ma lui mi ha detto che io la devo smettere comunque e grazie tante alla mamma per avermi fatto litigare, io non me la prendo lo stesso, metto a fare il pallettico con la gamba sotto il tavolo, accolgo le palpebre gonfie di lacrime nei palmi delle mani, inghiottisco un rantolo, poi alzo la testa, verso il sapone sulla spugnetta, dico che non ho paura di niente, e che sono pronta al conforto senza gratitudine.
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