Zuppa di zucca e lenticchie
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Stanotte che è un po’ antipatica atipicanta e a breve sarà ora solare è anche ora di dormire pensavo che io non andavo a scuola, non andavo a scuola di danza a imparare a fare l’idiota, io andavo a essere la più brava.

Un dovere imposto, come la solitudine, amarsi nella pelle per andare in guerra in tutù e andarci in bus con lo zaino vuoto per infilarci i voti in merito al chiacchiericcio da laggiù in fondo al parquet, dove succedevano le cose, gli abbonamenti scaduti dei mezzi e delle fisioterapie, le lettere appese sul legno, le tuc e le tic tac.

Le parole i cereali soffiati all’orecchio sul totale della cioccolata da me mangiata nell’attesa di non entrare nel tutù affinché potessero entrarci meglio loro con la consulenza di mamma elicottero.

Loro, le sorelle di personalità solare e eccellenti nella danza come le puntine in una mia scarpetta rosa cipria di gesso prima di uno spettacolo e in trasferta, loro -le parole- non uscivano dai libri di letteratura, che era -la letteratura- il mio posto d’onore, l’unico banco d’imputazione che contenesse la forma del mio registro assente all’appello.


Elisabetta Pendola all rights reserved ® testo copyrights originale © Elisabetta Pendola 19/10/2019 – ©immagine rappresentativa a sola decorazione pic credits Elisabetta Pendola NB non è una ricetta è un racconto breve

19 risposte a “Antipatica atipicanta”

  1. Avatar paolo

    Leggo in questo piccolo brano l’intensità, la forza penetrante che ha solo la poesia. (Quello che io posso chiamare poesia e che non sarei mai in grado di definire propriamente). Quell’ultimo periodo. Dice tutto, contiene un mondo, un vissuto, un’età. Trovo che la bellezza dello scrivere risieda in gran parte in questa capacità, nell’occasione – anche, che si presenta e si coglie di fare entrare – miracolosamente senza fatica – così tanta parte di noi nell’imbuto di una riga.

    1. Avatar elisabettapend

      eh ma urca. dai. la cosa dell’imbuto mi piace, come immagine, anche se io non lo vedo così, anzi, vedo il contrario (nella scrittura eh, non nel mio singolo), una roba che entra a fatica e piccolissima e dimessa e poi tracima e trova espansione a forma di ventaglio. quindi tutto ok. bello.

      1. Avatar Paolo

        Ma, sai, credo che dipenda da come la si guarda quella forma conica, rimanendo in metafora. Da che parte. Cioè. Credo di aver inteso quello che dici e condivido. Io trovo che nello scrivere (generale), nel “lavoro” (passami il termine; dovrei forse dire “atto”) altrui (non riesco a interpretare, figuriamoci giudicare il mio), avvenga un processo di “sintesi”. Le immagini, i riferimenti, la potenza di una metafora. La pagina scritta, non sempre, ma talvolta con efficacia entusiasmante, contiene dei “grilletti” (trigger, direbbero gli anglosassoni). Basta una parola, una mezza frase, un’immagine, un’allusione. “Banco d’imputazione”, “registro assente”. Evocazione. E allora, come dici tu – credo, si apre l’imbuto, ma al contrario. E’ un “tubo di quench” (metafora micraniosa, me ne rendo conto) che spara fuori elio allo stato gassoso sopra la tua testa (sì, proprio come le nuvolette dei fumetti), dopo che per tanto tempo era stato ingabbiato allo stato liquido nella tua scatola cranica. Sono chiavi di accesso ad altri mondi. Tuoi, di te lettore. Lo scrittore è là, chissà dove, ora. Ma noi lettori ci godiamo il fuoco d’artificio. E ne siamo gli artefici. E allora ecco che c’è chi, da una parte, scrivendo comprime, ritaglia, coglie, congela, inserisce elio a zero gradi Kelvin nelle righe di un racconto, le strofe di una poesia, ne fa caleidoscopica microscopia… E dall’altra parte c’è, ci può essere uno sguardo, quello del lettore, che da lì estrae ed espande, facendo leva sui propri mondi…
        Non so se mi sono spiegato, ma qualcosa di simile mi è successo poco fa.

        1. Avatar elisabettapend

          ti sei spiegato bene, io ovviamente l’ho capito a modo mio, anzi, l’ho letto, direi quindi che nella mia disumanità sono una lettrice chiaramente banale e umana. e affatto noiosa. facile è essere scrittori noiosi, altrettanto lo è essere lettori noiosi, credo. bello che ti è successo, mi fa piacere, magari mostracene il risultato una volta, garantisco una dichiarazione pubblica di non-lettura (ma poi nel silenzio delle mura: faccio come mi pare)

          1. Avatar Paolo

            “e (niente) affatto noiosa”. Ovviamente. 🙂 Almeno per me. Noia, davvero, è l’ultima cosa che mi suscita leggerti. Ma so che non ami i complimenti (e nemmeno io), per cui mi fermo qui. Al prossimo quench!

  2. Avatar caterina rotondi

    Ciao cara Elisa.
    Ti auguro una giornata bella …un abbraccio.
    ♡♡♡♡♡♡♡

    1. Avatar elisabettapend

      uh ciao, pure a te che è più probabile 😉

      1. Avatar caterina rotondi

        Baci :**

  3. Avatar ehipenny

    Non riuscirei mai a essere la più brava, sono sempre stata nella media e sempre lo sarò 😉

  4. Avatar Paola

    Anch’io dovevo essere la più brava, non c’era alternativa. E’ stata dura e non ha dato risultati. I genitori alle volte ci amano nel modo sbagliato

  5. Avatar CUORERUOTANTE

    Antipatica??

  6. Avatar massimolegnani

    il banco d’imputazione, credo tu l’abbia sempre amato/odiato, come un’intransigenza con te stessa. (così penso, facile che mi sbagli:))
    ml

  7. Avatar Grembiule da cucina

    Anche a me è successo. Quando tornavo a casa mio padre, poveretto, non voleva sapere i voti, voleva sapere se qualcuno aveva fatto meglio di me. Ad un certo punto l’unica risposta era “mi avete fatto fare una scuola per asini, per questo sono la più brava”.
    Ero l’asina migliore. E tale sono rimasta!

  8. Avatar Stardust mamy

    il mio posto d’onore….ultimo banco in fondo a destra… che ricordi 🙂

  9. Avatar ribni1980

    Be’…difficile cambiare quel che é stato. E alla fine bisogna amarlo, anche quello, comunque sia stato. La solitudine é dura da esser retta (soprattutto in mezzo alla compagnia degli affetti/etichetti)…dura, durissima come un macigno sul cuore. Ma come dice un mio amico: non val la pena di essere in conflitto con se stessi.

  10. Avatar romolo giacani

    Hai una forma di autocoscienza al limite dello spietato. A volte però non colgo il confine tra l’autocompiacimento e la voglia di cambiare. In ogni caso a leggerti non ci si annoia mai

    1. Avatar elisabettapend

      E chi ce l’ha la voglia di cambiare, il confine non lo cogli perché non c’è. O non so ancora se e come e dove e perché e di chi è la proprietà da confinare.

  11. Avatar lamaninagolosa

    Mi hai ricordato molto un libro che lessi tanti anni fa..di Michela Marzano. Volevo essere una farfalla. L’hai letto? Un bacio

    1. Avatar elisabettapend

      Non l’ho letto. L’ho visto più volte in giro. Non credo che lo leggerò, ma posso immaginare -più o meno- di cosa tratta. Probabilmente è per quello che non lo voglio leggere 🤗💙

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Elisabetta Pendola

Elisabetta Pend, I Feel Betta, vignettata da Mauro Biani nel 2007

Benvenuti su Ifeelbetta.com, il mio angolo creativo di ricette sane, toscane e non. Le ricette che mi fanno stare bene, che hanno accompagnato la mia vita, che spesso mi hanno fatta stare meglio (da qui il nome del blog, un gioco di parole tra il mio soprannome e “i feel better“, mi sento meglio). Quando mangio qualcosa che mi piace infatti non mi sento solo meglio agli occhi e al palato: mi sento la vera me, ovvero la Betta di ifeelbetta.com😉, un blog di espressione sinestetica e passione per il cibo, da sempre (e per sempre) gratuito.

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