Stanotte che è un po’ antipatica atipicanta e a breve sarà ora solare è anche ora di dormire pensavo che io non andavo a scuola, non andavo a scuola di danza a imparare a fare l’idiota, io andavo a essere la più brava.
Un dovere imposto, come la solitudine, amarsi nella pelle per andare in guerra in tutù e andarci in bus con lo zaino vuoto per infilarci i voti in merito al chiacchiericcio da laggiù in fondo al parquet, dove succedevano le cose, gli abbonamenti scaduti dei mezzi e delle fisioterapie, le lettere appese sul legno, le tuc e le tic tac.
Le parole i cereali soffiati all’orecchio sul totale della cioccolata da me mangiata nell’attesa di non entrare nel tutù affinché potessero entrarci meglio loro con la consulenza di mamma elicottero.
Loro, le sorelle di personalità solare e eccellenti nella danza come le puntine in una mia scarpetta rosa cipria di gesso prima di uno spettacolo e in trasferta, loro -le parole- non uscivano dai libri di letteratura, che era -la letteratura- il mio posto d’onore, l’unico banco d’imputazione che contenesse la forma del mio registro assente all’appello.
Elisabetta Pendola all rights reserved ® testo copyrights originale © Elisabetta Pendola 19/10/2019 – ©immagine rappresentativa a sola decorazione pic credits Elisabetta Pendola NB non è una ricetta è un racconto breve










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