Credo che valga la pena dirvi che non sono uscita dall’anoressia grazie a rituali magici, medicine, sciamani, santoni, esorcisti, cliniche riabilitative e ripetitive, né mi è bastato l’amore di familiari e amici, anzi, talvolta questo stesso mi è costato caro, e sono stata sul punto di perderlo; ne sono uscita con fatica, lavoro, insuccessi, sconfitte, solitudine, panico, pazienza, apertura, tenacia, lacrime, ricerca, anni di terapia e contrattazione con una bambina stizzosa, rigida, viziata e rancorosa dentro di me che non saranno gli ultimi, e un’instancabile sorriso e forse curiosità. Stare al di qua dello schermo. Starci dentro. Cosa c’è che mi perdo. Riappacificare corpo e anima con l’umiltà dell’imperfezione non è uno scherzo per tutti: la verità è che io non sono bella, non sono magra, non sono buona, non sono famosa, non sono ricca, non sono simpatica, non sono forte, non sono brava, non sono protagonista. Ma sono una particella di tutto l’invisibile resto.
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