Il tema corrente

Sono contenta quando ho lo shampoo nuovo. Sono contenta quando finisco lo shampoo e do la strizzata decisiva per sgorgare l’ultima noce vischiosa, così poi se mi sforzo un pochino, compro lo shampoo nuovo. Sono contenta mentre compro lo shampoo nuovo. Sono contenta per tutti gli altri shampoo nuovi che restano lì accanto in fila dove c’era il mio shampoo nuovo. Lo shampoo lasciato aperto a metà nella doccia mi mette i brividi. Non posso neanche chiuderlo ogni volta col tappo per benino come una maniaca comune e rispettabile perché l’infingardo potrebbe sporadicamente illudermi che io posso girare per casa o stare ferma per casa o dormire in casa o esistere ovunque credendo di avere nella doccia uno shampoo nuovo. Che non è.

 

 

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Un weekend di palude

La motivazione scivola via alla stessa densità con cui perdo la bavetta da un lato della bocca durante questo lungo sonno profondo, non me ne accorgo finché il diametro delle pozzanghere sui pigiami si dilata bersagliato dalla stessa piccola pietra che affonda a cadenza tanto regolare in un codice di longitudini e latitudini senza approssimazione, da richiamare un pentagramma in bianco preritagliato per composizioni da requiem, me ne accorgo quando il corpo ha già iniziato per conto suo il lavoro di spurgo, disimpastando la bocca che nel sonno si riempie di parole e convulsioni, forse intraducibili, che non possono collocarsi in un senso o in un giorno o in un gesto volontario, se con loro scivola via anche il motivo per cui mi sveglio, può andarmi bene e mi va anche di lusso, che esista un sistema che forse porta via tutto, detriti rametti e tronchi morti malati nati sotto cattive premesse cattivi quarti di luna via insieme con semi di vita e radici e sostanze nutrienti e virtuosi germogli, e che questo impianto di pulizia interna goffo poco meticoloso senza inutili barocchismi di forma e affatto stupido esista senza la mia volontà, senza dovermelo chiedere,  senza aspettare la mia opinione, senza piegarsi a me.