Un weekend di palude

La motivazione scivola via alla stessa densità con cui perdo la bavetta da un lato della bocca durante questo lungo sonno profondo, non me ne accorgo finché il diametro delle pozzanghere sui pigiami si dilata bersagliato dalla stessa piccola pietra che affonda a cadenza tanto regolare in un codice di longitudini e latitudini senza approssimazione, da richiamare un pentagramma in bianco preritagliato per composizioni da requiem, me ne accorgo quando il corpo ha già iniziato per conto suo il lavoro di spurgo, disimpastando la bocca che nel sonno si riempie di parole e convulsioni, forse intraducibili, che non possono collocarsi in un senso o in un giorno o in un gesto volontario, se con loro scivola via anche il motivo per cui mi sveglio, può andarmi bene e mi va anche di lusso, che esista un sistema che forse porta via tutto, detriti rametti e tronchi morti malati nati sotto cattive premesse cattivi quarti di luna via insieme con semi di vita e radici e sostanze nutrienti e virtuosi germogli, e che questo impianto di pulizia interna goffo poco meticoloso senza inutili barocchismi di forma e affatto stupido esista senza la mia volontà, senza dovermelo chiedere,  senza aspettare la mia opinione, senza piegarsi a me.

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Pare che io sia il boss dell'intellighenzia universale.

6 thoughts on “Un weekend di palude

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