Autunno

Giorno dopo giorno, ripiegata in involuzione, da e per una vita, ad ascoltare il canto delle balene. Tutto il resto lo disconosco. Ogni cosa nell’universo non è condannata né condannabile come l’essere umano perché non vive nell’ansia di dovere dimostrare qualcosa, per giustificare e giustificarsi il fatto di essere venuto al mondo, quando un’onda, un animale, una pietra, non chiedono, pretendono, lamentano, competono, fingono altra natura e a loro è estraneo il grottesco, la vergogna, mentre è propria la grazia. Disperazione è fare parte di una razza vivente che non può avere maestri, ma si danna per avere parola, si inganna di avere qualcosa da dire, e ha troppi strumenti per farlo.

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Una sveglia improvvisa

Se angoscia e sofferenza danno spessore a un’anima qualunque e stratificano il carattere, allora io sono una millefoglie. Qualunque. Di quella pasticceria così è così. Che è domenica ed è lungo la strada. Che te la dimentichi in fretta. Che ne butti mezza e non la prenderai mai più, ma la continuano a fare. Sta lì, sfoglia, dopo sfoglia, a non vendersi.

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Ago e filo

Si possono attaccare pezzi di vita come frankenstein, i pezzi ci sono, la colla di sutura tiene poco, o sono io che non ci ho la mano buona, li vedi che ogni tanto qualcuno casca giù, così spesso mi manca la voglia di chinarmi e raccattarlo da terra, perciò li lascio lì, una volta caduti spero di non ritrovarli mai sui miei passi, che lo spazzino passi presto. Che non intralcino se di sbieco asimmetrici goffi e maleducati che sbucano dal nulla e guardandoli non mi venga in mente di ricomporre il puzzle. Non è un bello spettacolo il mio mostro a toppe, eppur cammina e se ne va in giro, che leggerezza la sua discrezione dell’opera brutta ma certamente non ce n’è una uguale, ucciso varie volte, non ha quasi più niente da dimostrare. Da lontano potrebbe intenerire, è qualcosa di solo mio, libero da umana vanità.

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Molecole

Suonato il citofono della sorellaccia sono entrata reduce da una bestemmia lunga due ore di viaggio di autobus infame. Mi scrivevo gli appunti sull’iphone con mani traballanti e una continua minaccia di stomaco di rivoltarsi e fuoriuscire a sorpresa come un pacco bomba.

Cose amene, cose gentili sul mondo. Ripetizioni. Ad esempio:

Poi mi si è addormentata la Giulia in collo mentre leggevo un libro () e ho sentito -sì come una rivistuccia da quattro soldi descriverebbe come effetto yoga- piano piano rallentarmi internamente il battito del cuore come se fossi stata su una spiaggia incontaminata tra ananas lontana da riviere e da luoghi che puoi trovare su un atlante senza niente al mondo che potesse turbarmi… Ho posato il libro accanto e chiuso gli occhi anch’io, e stavo li ferma non pensavo a nulla, tregua alle matasse, solo che c’era questo esserino senza illusioni né delusioni che pur nella sua inconsapevolezza non aveva paura alcuna di essere solo e solo e solo quello che è, il suo dormire.

E quella bestia delle bestemmie, sullo stesso autobus al ritorno, placata, contagiata, riposa.

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