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Univocità locale

Il giorno mi vengono le crisi di panico paralizzante per tutto ciò che c’è che c’è stato e che ci sarà là fuori da queste mura. La notte non dormo assalita dalle crisi di terrore per ciò che c’è c’è stato e ci sarà dentro queste mura. Ma riducendo il mio campo d’azione in scala a un mozzicone di centimetri e di aria residua larga abbastanza da farmi l’eco agli sputi, in un vocabolario ossitossico di estreme unzioni dalla a alla z la parola mura è interscambiabile liberamente con pelle. Le parole rimangono ancora l’unica e l’ultima merce di scambio, l’unica e l’ultima cosa che può cambiare, a queste bambine cedo il mio posto su un’ambulanza che non arriva tardi. A loro la possibilità e il mandato di vedersela fuori le mura, dentro le mura, fuori dai denti, dentro la gola, abbandonate senza oriente o crisi fobiche ma crisalidi maturate e mature e murate nei sogni.

18 thoughts on “Univocità locale

  1. Anche alla Clinton è successa la stessa cosa dopo aver perso con Trump. Ma tu non hai mica perso le elezioni.

  2. Alle parole tutto è concesso, vanno e vengono come vogliono, sono potenti. Possono fare del male ma non possono subirlo. Non hanno limiti e sono eterne… ;-* Laura

  3. Hai tutta la mia solidarietà e non lo dico giusto per dirlo. Non rispondermi: “non so che farmene della tua solidarietà”. 😉

    1. non te lo rispondo. me ne fo eccome. ti rispondo casomai non so cos’è, la solidarietà. ma qui come detto non si butta via nulla (a parte mestessa)

      1. Senza darti la definizione del vocabolario, per me, nel tuo caso, è quando comprendo uno stato d’animo, seppur al di sopra della mia comprensione, e vorrei essere di sostegno. Capisco che tramite un commento del blog non si può essere tanto di sostegno. Per esperienza personale posso dirti anche che quando ci si trova in certe situatuazioni, della solidarietà degli altri te ne frega poco, perché quello che cerchi lo puoi trovare solo dentro di te. So anche però che in alcuni casi le persone che inaspettatamente ti aiutano sono degli sconosciuti, almeno a me è capitato così alcune volte.

        1. Succede. Sì. Inaspettatamente sì. Ma solo se sei pronta. E libera dentro.

  4. non male le tue giornate e le notti. ma riesci a sopravvivere?

  5. Eli, non sei sola al mondo e non hai solo parole o unghia per vivere, non viviamo solo per dispiacerci della nostra vita, ma anche di tutto l’altro che c’è oltre a questo dispiacerci

  6. Grazie perchè scrivi, di nuovo. Lasciale andare, le parole, ma lasciale anche entrare, non fanno male, non fanno paura

  7. questa, per quanto triste nell’essenza, è la cosa più bella che ho letto da te, un canto, una devozione, un salvagente, le (tue) parole.
    poi tu non sarai d’accordo, farai la ruvida, ma ti dico ugualmente brava.
    ml

  8. Quello che stai passando è una brutta, bruttissima bestia, detta da una che si trascina da anni un peso sullo stomaco e nella mente. Non se ne esce mai. Non nascondiamoci. Si può andare avanti, si può sopravvivere, ma dietro l’angolo ci sono sempre le tenebre

  9. Quasi sincronizzata ai miei incubi apocalittici di stamattina

  10. Stamattina, sei scesa al bar per il caffè? Scommetto che la nota-sconosciuta (ossimoro) oggi non c’è…

  11. Ciao carissima Eli,mi dispiace non sai quando di non poter avere la possibilità di venirti a trovare e dirti con tutto il cuore che la vita …se vogliamo possiamo viverla con più serenità,a volte basta poco.
    Ti penso spesso♡♡♡♡♡

  12. Quanto ti capisco

  13. Sempre una forma penetrante quella della tua scrittura. Un caro saluto. Bianca

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