Approfittarsene

oggi c’è un solicino delizioso che è un vero delitto, cielo, censurarlo così.

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Univocità locale

Il giorno mi vengono le crisi di panico paralizzante per tutto ciò che c’è che c’è stato e che ci sarà là fuori da queste mura. La notte non dormo assalita dalle crisi di terrore per ciò che c’è c’è stato e ci sarà dentro queste mura. Ma riducendo il mio campo d’azione in scala a un mozzicone di centimetri e di aria residua larga abbastanza da farmi l’eco agli sputi, in un vocabolario ossitossico di estreme unzioni dalla a alla z la parola mura è interscambiabile liberamente con pelle. Le parole rimangono ancora l’unica e l’ultima merce di scambio, l’unica e l’ultima cosa che può cambiare, a queste bambine cedo il mio posto su un’ambulanza che non arriva tardi. A loro la possibilità e il mandato di vedersela fuori le mura, dentro le mura, fuori dai denti, dentro la gola, abbandonate senza oriente o crisi fobiche ma crisalidi maturate e mature e murate nei sogni.