Una montagna da incubo, e un’insalata da sogno

Una montagna da incubo, e un’insalata da sogno

Buona domenica! Che strano… piove !😒

Stanotte ho fatto un incubo atroce, ero su un aereo che appena decollato precipitava dritto in picchiata schiantandosi su una seggiovia di montagna… e io che ero seduta nella prima fila davanti, per tutto il minuto (nel sogno era un’oretta😱) di agonia, senza possibilità di salvezza prima dell’inesorabile schianto e fine, mi chiedevo ….OHHH aspetta!!!!😳 ma non è che cominceranno a “distribuire” i paracadute dai sedili in fondo???😳🙈 …(sì, come sul treno no quando passa il carrellino che distribuisce gli snackkini microscopici omaggio e ti rompi aspettando che si facciano tutta la carrozza a chiedere dolce o salato..e ti piglia quella leggerissima ansietta impaziente che improvvisamente ti accorgi di avere fame di quella roba lì anche se c’hai venti pacchi di creckers in borsa😂…per avere cosa poi…du biscotti sbriciolati e mezzo bicchiere di fanta🙈)… solo che le ultime cose che vedevo, nei miei disperati ultimi attimi sulla terra, non erano le tipiche baite sparse in mezzo agli abeti…..ma pagode.😳🤔 🌀…che cosa vorrà dire? qui serve la Freuda Betta e la sua interpretazione dei sogni…solo che è ancora impegnata a digerire la pizza di ieri 😂

Li fate mai dei sogni assurdi? Mi so svegliata che ero un cero sbiancato tutta sudata!

⭐️Insalata sfiziosa di cicorino selvatico, porri, salmone e capperini⭐️

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This is GOODMOODFOOD!!!!😍

Il mio pranzettino buono e sano 😍! fatela se vi piace è semplice e mooolto bellina.

Procedimento➡️

Componete l’insalata con foglie di cicorino spontaneo croccante ben lavate, rondelline sottili della parte verde di porro, due filettini di salmone fresco sottili scottati brevemente al vapore e irrorati di succo di limone, qualche capperino sottaceto sgocciolato, olio sale e pepe, qualche crostino di pane tostato. Semplice e squisita!

Buon pranzo della domenica bloggers🤗, che avete mangiato? Siete pronti per una nuova settimana di……ehm……pioggia?😁

..e attenti alle pizze ai peperoni prima di un viaggio in montagna, o di andare a nanna😂😂

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Univocità locale

Il giorno mi vengono le crisi di panico paralizzante per tutto ciò che c’è che c’è stato e che ci sarà là fuori da queste mura. La notte non dormo assalita dalle crisi di terrore per ciò che c’è c’è stato e ci sarà dentro queste mura. Ma riducendo il mio campo d’azione in scala a un mozzicone di centimetri e di aria residua larga abbastanza da farmi l’eco agli sputi, in un vocabolario ossitossico di estreme unzioni dalla a alla z la parola mura è interscambiabile liberamente con pelle. Le parole rimangono ancora l’unica e l’ultima merce di scambio, l’unica e l’ultima cosa che può cambiare, a queste bambine cedo il mio posto su un’ambulanza che non arriva tardi. A loro la possibilità e il mandato di vedersela fuori le mura, dentro le mura, fuori dai denti, dentro la gola, abbandonate senza oriente o crisi fobiche ma crisalidi maturate e mature e murate nei sogni.

Il vero incubo inizia al risveglio

​Sognavo che ce n’era per tutti. Giustizia e vendetta per tutti quelli che m’hanno trattato da matta e soppesata, per tutti quelli che m’hanno ingabbiato da matta e spaesata, per tutti quelli che hanno dato un nome alla mia fame matta prima e poi plasmata alla forma della sete e della loro setta, la forma in cui potevo storpiarmi e crescere nella bottiglia col mio messaggio, accartocciata e ripiegata senza seguire i trattini e strozzata all’uscita, poi scossa, poi esibita, lanciata nel mare senza ossatura, ricoperta d’olio e di pece, mentre mi scrivevo da sola sul retropagina e anchilosata, una crosta di bucce di gamberi a mantenere in salamoia il segreto, anche il linguaggio segreto si costringe, solo punteggiatura e pause e merito sottintendono alla legge dell’evaporazione, tutto il resto condensa, risparmia il respiro avvantaggiandosi, anticipando sempre una manciata d’aria, si morsica e stringe ed è un bel dire che sì forse una matta è vissuta, tra tanti pesci nel mare, ma di bocca in bocca una pulce una pronipote della pulce racconta una leggenda di corsia, una che si buttava addosso agli estintori, una da piantonare e da prevenire, quanto tempo mi hanno lasciato, senza dubitare nulla, lasciando la coscienza nelle loro case, quanto tempo hanno concesso a me, imbavagliata su tutti i fronti, negato alla radice ogni altro passatempo, di piantonare misurare elaborare e maturare loro, ogni loro espressione, ogni loro dettaglio, ogni loro sospiro, ogni loro esitazione, ogni loro certezza, ogni loro errore.