Non posto perché sto scrivendo un racconto riflettuto per Scrittori Precari, che è l’agglomerato degli scrittori più yeah in circolo al momento, insieme a SIC, (e dovete sapere che hanno scritto un ottimo romanzo, #In territorio nemico) che però è un’altra cosa ancora. E io sono così superba e incorreggibilmente ambiziosa da voler rientrare nelle loro mire, nello loro grazie. Mi hanno consigliato di scrivere in privato, aspettare, riposarsi, distrarsi, rileggere dopo una settimana, correggere, ampliare, editare, modificare, (cestinare?). Tutte cose che io a 28 anni non ho ancora imparato a fare nemmeno nella vita di tutti i giorni. Riflettere sulle cose. Mi manca la pazienza Ma. Giusti consigli? A volte una citazione (tra il sacro e il profano) spiega tutto, anche l’incomprensibile, o l’ovvio. Direbbe Andy Wharhol. E a me manca l’ovvio, il buonsenso civile, sono un’impulsiva, ma mi sono accorta negli anni che l’istinto spesso inganna, gioisce prima del dovuto, la referenza è cosa da lasciare agli altri, la lezione da imparare è: lavorare, faticare, costruire, invece che cliccare invio e distruggere. Bello comunque non avere più ventanni per dire aridateme i miei ventanni.
Dimmi tutto!