Ho parlato tanto con lo psichiatra e l’infermiera multitasking stamattina, sviscerando e travasando su di loro i noduli più incancreniti nel letto dove dovrebbe passare il fiume, cercando di concretizzarli in parole anche se quelle che volevano uscire erano solo tante lacrime, fino a straripare oltre gli argini, credo di avere problemi di tutti, prendere la propria strada, seguire il proprio corso, lasciare il nido, solo che tutti prima o poi crescono, vanno per la loro strada mettendo il turbo, e se ne fanno una ragione della propria intrinseca inutilità nelle dinamiche familiari, perché questo io credo, che siamo fortemente inutili, quando nasciamo non ripariamo a niente, se qualcosa è rotto, e magari riescono a fregarsene, tutti abbiamo il desiderio di vedere i nostri genitori uniti, mi ha rassicurato il dottore, non sono poi così strana, ma ci si scava la bara se per la propria impotenza se ne arriva a morire, tutti vogliamo essere al centro dell’attenzione, tutti ci fingiamo malati da bambini per ricevere regali e coccole, solo che io lo voglio in modo esagerato, nevrotico, lamentoso, esplosivo, il mio malessere non è mite è vulcanico, contagioso, sono il contrario incarnato della serenità, della saggezza, sono l’allegoria dell’ombra, dopo il colloquio sono passata anche giù dalla nutrizionista a farmi aggiungere sempre lo spuntino prima di andare a letto per dare il colpo di grazia alle mie grottesche giornate alimentari, e sempre il dolce dopo i pasti, se non posso avere l’amore, allora voglio avere la cioccolata, ingrasso, mastico, rumino, ma non ho ancora ingoiato la realtà.
non so, mi sembrano troppe fibre per la mia povera digestione








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