E’ martedì e io sono stata -benissimo- in piscina, abbiamo lavorato tutte le spalle con il gommino, a bomba mi sono mangiata il mio panino gigante -quello famoso con lo zucchero- e l’affettato veg e il succhino di pompelmo per rifocillarmi delle fatiche acquatiche, ho ricevuto istruzioni per far facilitare l’archiviazione del processo a mio carico, ho mangiato -tanto- al vegetariano col babbo e poi una salutare litigata con la mamma per un poverino budino al cioccolato che era lì lì che occhieggiava desideroso di essere bollito in pentola e che invece se ne è rimasto triste e miserabile nella scatola fino a data da rimandare, mamma dice che il frigo è troppo pieno per infilarci dentro quattro stampini di budino quando c’è già quello bello e pronto. Come fa a non capire che il bello è farlo, mescolarlo dolcemente nella casseruola osservarlo mentre vela il cucchiaio e si addensa, cambiando tono di marrone, sussultare al primo sobbollire della crema e avere il terrore che si attacchi se si perde d’occhio un attimo, versarlo nelle coppette di vetro, toccarlo con il polpastrello per sentire se è abbastanza a temperatura ambiente da poterlo riporre in frigo fino a quando il dito non rimbalzerà sulla superficie e la sua consistenza sarà simile alla panna cotta di una volta, non solo aprire un brick e mangiarselo in tre minuti? Però pazienza, quando la mamma si arrabbia mi sento ancora tornare indietro ai tempi dei palloncini pieni d’acqua, il sentimento di colpa e vergogna si fondono in un mezzo pianto isterico, mamma non mi punire, mamma non mi togliere, mamma non mi parlare così, mamma non urlare, mamma non lo faccio più, inizio a fumare in casa per dispetto, ecco cosa mi hai fatto! poi esco in terrazza, con le spalle attaccate alle orecchie, lo sguardo oltre i panni stesi di una finestra di fronte, non riesco ad alzarlo fino al profilo del duomo, la marmellata nella quale sono annegata mi appiccica al suolo, è vero ho paura di rimanere senza cibo e quindi la nostra casa si sovraccarica, torte, budini, frutta, tofu, altridiecimila chili d’amore, vi prego.
Dimmi tutto!