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Here comes the sun?

Per fortuna che era uscita col suo ex, con cui aveva scambiato quattro cazzate, una pizza, due pizze belle unte, una coca, e assimilato alcuni buoni consigli, tra cui quello di rivolgersi a un avvocato in caso di estrema necessità. Gli aveva aperto il cuore e si erano messi a ridere quando lei gli aveva confessato di sentirsi i suoi 28 anni addosso e di sentirsi una signora nessuno, e lui le aveva detto ma guarda tutti siamo tutto e nessuno e lei gli aveva risposto sì ma io sono particolarmente nessuno. Avevano riso anche quando lei gli spiegò la sua ansia di scrivere e la sua perplessità riguardo al fatto di gioire solo nell’atto della creazione, e di evitare consapevolmente e il lavoro angoscioso di ripulitura e rilettura, lui le aveva detto è come uno che ama l’arte di cagare ma non l’arte di pulirsi il culo (cit.). Sapeva d’avere sbagliato, ma non poteva sentirselo dire, emotivamente non lo tollerava era troppo fragile e troppo con la coscienza sporca per prendersi le sue responsabilità con maturità, sentiva di doversi spurgare in qualche modo, distruggendosi, ma non sapeva come ora che non poteva più vomitare né bere; decise di fumare diecimila quarantacinque sigarette, si mise in bocca dodicimila gomme a riempirle le mandibole come un furetto coi semi e scrivere, pestare i piedi sulle mattonelle scrostate e dimenare le braccia assordando i vicini con Abbey Road, scrivere, scrivere tutto. Che si sentiva una merda, che era seriamente pentita, che non voleva fare più del male. Che non sarebbe stata una criminale recidiva. Sapeva anche che se avesse bevuto per sedare il colpo avrebbe dato ragione a tutti coloro che la volevano matta e rinchiusa, per primi i suoi genitori, secondo tutti i muratori e imbianchini con una relazione al di fuori del matrimonio che si appagavano della sua punizione divina come un’emblematica allegoria della puttana che li aveva fatti impazzire, per essere stata manipolatoria, per aver ricattato, per essere stata schiava dell’alcol, e prima ancora del cibo, o della sua assenza, per aver devastato i suoi genitori moralmente, portati dalla disperazione ad abusare più disgustosamente della sua dignità concordando e pattuendo di levarle la facoltà di intendere e di volere, con tutti gli psichiatri, farla legare, farla convivere a forza coi malati di mente con cui non aveva potuto scambiare una parola in un anno ma solo abbassato gli occhi schivando le botte o denudandosi per entrare nella doccia fredda la mattina alle sei, leccando il pavimento per comprarsi da un infermiere più umano un caffè vero, a ricoverarla a rinchiuderla a umiliarla, a non fargli scegliere la vita ma a imporgliela.

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28 commenti su “Here comes the sun?
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  1. La merda in compagnia…. chissà se ci farò sentire meno soli… però sempre di merda trattasi e niente più di lei contiene questa prerogativa di solitudine coatta. Ce la farai, ce la faremo!

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