Raramente due, sei

 

Avrebbe dovuto essere idealmente un (tentativo di) fiore di avocado, quelli stupendi che si vedono nelle foto ganze ammmerigane di #healthyfood, già, già, avrebbe dovuto. È diventato altro, ma mica perché ho cambiato idea e mi è venuta un’idea di impiattellamento più brillante e bella, proprio perché il fiore m’appassiva nelle mani, si struggeva e distruggeva e sembrava sgozzato al mattatoio del ventre di Parigi al tempo di Zoliana (*ndr) gloria , e alla fine pareva una seppia da quanto era nero. Bono è bono ancora, fiore di certo non era, è diventato altro, nascondendo malamente la vergogna nella siepe di insalata. Un po’ come la mia vita, doveva e poteva essere in qualche modo (in qualche modo che dicevo io dalla sala comandi, poi sostituito da qualche preciso modo che dicevano altri, disposizioni di altri, o meglio che mi ci stringevano, comprimevano, letteralmente tagliuzzandomi ad arte, intagliandomi una forma mentis che non aveva un posto a tavola, e nemmeno doveva fare il fiore, ma solo stare fuori posto, fuori dalla verità, fuori dalla foto, fuori di testa, fuori dai discorsi e fuori legge se non come l’imputata da citare in giudizio. La causale. E la scusa pronta, per non guardarsi.mai.DENTRO. Attraverso di me, in molti camici e grembi hanno vissuto il fuori, per colmare il vuoto che hanno dentro, e che chiamano importante, l’importante. E che chiamano vita vera, vita normale. Io leggo una vita di ruolo, un gioco senza dadi. La mia vita che doveva e poteva essere… …(un salamelecco ossequioso!) …. MA è diventata altro, e si nasconde nelle siepi, e gioca con la luce filtrata dalle ombre le sue e le altre e dadi lanciati a timbuctù,  sempre tante e diverse ricostruzioni, e la mia vita e io, che potevo anche nascere BELLA e così non è stato, sono e divento qualcosa di diverso, qualcosa di libero.

🦁

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Scaraventati nel più atroce dubbio esistenziale umano: ma io, esattamente, che ci faccio qui.

Il vero terrore di andare negli ospedali (per tutti, non solo per chi come me ha anche il panico ipervigile e strisciante di essere squadrato a raggi x e risucchiato nel dimenticatoio dei pazzi recidivi e cammina con un giornale in testa e un pigiama col cappuccio grigio sbiadito vistosamente anonimo centuplicando la probabilità di rischio) non è dovuto tanto alla legittima e giusta fifa dell’operazione chirurgica, -sia essa semplice o complicatissima un controllino o un’emergenza- del sangue degli aghi delle flebo degli intestini spappolati delle complicazioni delle morti più o meno improvvise o accidentali dei bambini che piangono degli esiti nefasti delle tragedie delle infezioni o banalmente della burocrazia labirintica e delle file e del giramento di coglioni generale che diventa no sfogatoio sociale passivo-aggressivo per cui ne capitano tutte lì ( ed effettivamente..)…ma il VERO terrore subentra quando entri in comunicazione col personale infermieristco😱 che si affaccia sbucando all’improvviso dal maniglione antipatico del reparto in questione e ti chiede

E LEI, signora, che vuole qui?

sono qui per la mi mamma… si opera.. se posso chiedere a lei… in che stanza è ho portato le sue cose ..

ah no io un so nulla dei degenti non lo chieda a me lei non può stare qui

va bene certo sto aspettando la aspetto qui fuori

no signora ma lei qui che vuole cosa lei ha da fare qualcosa cosa aspetta chi cerca?

c’è mia madre dentro, sto aspettando notizie qui fuori, sono la figlia, grazie, aspetto

ah io non so nulla unno chieda a me ho da lavorare io eh un lo vede qui c’è gente che si deve operare? la un mi stia qui nimmèzzo, ma scusi, LEI, qui, che vuole, perché sta qui?

niente. mi sono fatta 20 chilometri per venire a prendere il caffè alle vostre macchinette. grazie. sorrisone.

 

ps: Nientepaura, mà 💪🦁!

Poeresia improvvisata per mia madre che si opera e ha paura

Unn’è nulla unn’è nulla unn’è nulla un può nulla un fa nulla, sei tanto puoi tanto fai tanto.

Hai un occhio rotto.

Dice d’esserci e ti ha verbo avere, rotto piani pianti e scatole, dopo domani non lo vedrai comunque. Non dice nulla la tantorumorepernulla e tantaangosciapercalmarsi non vedi oggi non vuole scuse non vuole grazie e non si fa una ragione di nulla (continua a cercare la madre, la vera cieca, forse aprendo il barattolo di zucchero ne trova lì tremolante?!), domani lo senti prima.

Poi ti svegli, babbea, e lo vedi anche; ti faccio l’occhiolino. E te lo faccio fare bene.

💪💛🦁

Una rotta via, non importa sia una retta via, Elitossina

 

Nel bene e nel male, nel poca o tanta spensieratezza o luce del giorno, posso farcela anche remando al contrario, o se mi sembra la giornata una sequenza di mulini a vento battaglieri e minacciosi. C’è un filo che non si spezza, una linea che non dice “dove andare” ma “Vai” nella mia voglia di vivere senza ancora una collocazione definita o senza che sia uno stupido comandamento, che regge e tiene forte anche quando il resto dei cavi e di comunicazione o di molecole soffici nell’atmosfera e conduttrici di calore nell’aria sono completamente sfibrati, tesi, e suscettibili a ogni respiro che assomiglia così a sussulti trasalire inquieta in cerca gli occhi cercano gli occhi cercano, non hanno più tanta paura ma cercano e non sanno dove guardare, anche quando le parole hanno una direzione e un destinatario. Non tutto va bene, e soprattutto non va regolarmente bene, il mare interno ed esterno è tutt’altro che calmapiatta, per questo raccolgo qui anche le tempeste, sono quasi sicura che una nave che non attraversa mille intemperie non giunge intera al suo Faro e alla sua Terra e che sia più utile (e bello? di valore?) alla fine averle attraversate Io non voglio che giungano tante schegge perfette di una crociera in frantumi perché il timone è stato abbandonato, voglio giungere anche se fosse su una zattera incagliata dappertutto, battuta da ogni rovescio, e tenuta insieme dalle stesse croste e scogli e gusci che su di essa hanno fatto scudo e coesione. Non si molla il timone, mai!!!!!!

 

Cancellare, no, riscrivere.

Quanto ha piovuto quanto ripioverà quanto ovvio piovere per poi smettere per poi piovere a sfavore o come una mannasanta. Quanto piove fuori e dentro casa quanti buchi intoppabili tra soffitto e pelle che li avevo bituminati bene mi pareva. Quante docce quanta acqua introvabile. Quanti fiumi asciutti e digiuni in pericolo di inondazione. Quanta fermezza fissità che attende terremoti è solo pazienza, quanto sole acceca quale spicchio dona e quale raggrinzisce, quanto sudore è febbre e quanto sangue è emorragia se lo chiamo con la forza di un tubicino decompresso non sale nella provetta quanto caldo è scontro di densità incompatibili e tuoni solisti e quale fiocco di neve è la voce fuori dal coro? Quante ambulanze sono una strage e quanta morte è lineacontinua a cui posso dare una sterzata. Quante manciate di sale è “Basta”? Che io abbia il coraggio di non avere più tempo per digiunare.

  • Ricordatevi di seguire il mio percorso frammentato in divenire nel riappropriarmi di me stessa su Instagram e InstagramStories💙