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Ti prendevo la mano con la forza, vero?

Il chirurgo di persona mi ha chiamato per preannunciarmi l’esito della biopsia. 1.2.3.tutto a posto, tutto.a.posto.ragazzina.spavalda:tumore.benigno! E’ un po’ difficile fare la ola da soli ma io me la faccio e per me la terra può cambiare asse tengo un universo intero di compiacimento nel palmo della mano come una palla di neve che viene ripetutamente capovolta e suscita meraviglia incurante della sua totale inutilità, gridolini sparsi, tirannie economiche, shopping selvaggio, non risparmio su niente, telefonate ai cugini vip, e parlo da sola, strizzo l’occhio allo specchio ancheggiando nei miei nuovi jeans luccicanti Liu Jo, coi vestiti che non si ripiegano da soli nell’armadio sebbene io abbia imparato da due decenni a schioccare le dita sulla scia della tata più famosa del mondo, all’epoca tata Lucia avrà sì e no avuto trentanni e sarà stata intenta a friggere i coglioni a un pover’uomo o a quei disgraziati infelici futuri psicopatici della notte che potevano essere i suoi figli. I punti sulla cicatrice che possono spaccarsi due ore prima dell’ultima suturazione e medicazione, io salto, corro, mi rotolo nella polvere come un caprino nell’erba cipollina. Due ore di autobus per i mondiali di ciclismo per farmi passare un po’ di Betadine. Solo cose belle. Mi scrive una persona inaspettata che sapevo uscita dalla mia vita. Un capitolo chiuso. Niente ex, vi piacerebbe. Gli ex ci sono e sventolano le sciarpe al vento negli stadi della natìa NYC. Gli altri, quelli pessimi, si sono eclissati passando il tempo ad umettarsi la lingua usurata dalla fame di successo accademico-editoriale. Se c’è un salutare passo avanti utile e terapeutico che ho fatto recentemente è stato quello di rilassare i denti digrignati dalla fame di affermazione letteraria. Perdonare se stessi per non essere portati per un certo tipo di feroce clima ittico si rivela una sensazione simile al tenere lo sguardo alto mentre si chiede una taglia che si adatta a me, ma no guardi, strano che non le va la quarantaquattro, grazie, mi sta la 46, faccia vedere, ah sì, le va perfetta. Esatto, mi va perfetta questa. Non è esattamente come ridimensionare i propri sogni, né tanto accettare di avere dei limiti, ma tastare un terreno fertile per far crescere le potenzialità, in un ambiente confortevole, ché non puzza affatto di resa, ma di conquista. Questa persona mi scrive, e io sbigottita, sono riuscita a rispondere solo con una faccina con la bocca che cade sul mento. Quella faccina è la cosa più utile al mondo, dopo le salviettine al limone al ristorante di pesce. Mi sono ripromessa di scriverle a mente fredda, ché c’ho tutto un mondo di emozioni da scannerizzare prima di aprire bocca. Forze era chiusa in una porta che io pensavo nascondesse uno stanzino buio in cui riporre i bauli della nonna invece dava su un giardino segreto brulicante di vita. Un mondo parallelo. E dire per una volta la cosa giusta, cioè che sono pronta.

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16 commenti su “Ti prendevo la mano con la forza, vero?
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  1. Yeah! E’ la cosa più spontanea che mi viene da dirti. Sventolo anche io sciarpe, non ha NYC, e sulla mia c’è scritto “Run baby run”

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