Mi ripeto: sono felice. E’ bello iniziare la giornata con il caffè che borbotta, la sigarettina, la Woolfiana gita al bagno, la generosa colazione con tantitanti cereali affondati nell’ultradolce yogurt al mirtillo, la corsa per acchiappare l’ultimo autobus prima dello sciopero generale che mi bloccherà fino alla fine del mondo, il primo tuffo in piscina quando l’acqua ti gela le ossa e le prime bracciate inamidate per riscaldare i muscoli, l’aria calda del phon che arriva dall’alto sui capelli oh così lunghi! oh così lisci! oh così color miele&cioccolato!.. se penso che li avevo persi tutti prima di finire in ospedale e se non bastava me li ero anche spezzati a forza con le forbici, perché non bastava essere brutta, non bastava essere emaciata, dovevo proprio sembrare una svalvolata, una da far mettere a sedere sull’autobus, una desaparecida delle steppe, volevo sputare anche sui malati terminali e dire, ehi, ragazzi, io sono più malata di voi!, il panino preparato dalla mamma coi pomodorini che bagnano tutta la mollica, scartare la stagnola appena varco piazza stazione, quello è il segnale che si può chiudere gli occhi per un attimo e addentare, come nelle vecchie pubblicità del gelato, l’aria sognante e il piccolo ruttino, con la mano davanti alla bocca perché sono su un autobus, il mio autobus, e tutta questa gente che va e che viene, che sale annoiata o ansima prendendo fiato se lo ha visto da lontano arrivare e allora ha accellerato facendo versi e sbracciandosi per supplicare l’autista di aspettarli, vado a fare la spesa, litigo con mamma, ma poi scoliamo gli spaghetti di kamut e lei li affoga nel sugo di pomodoro, io ci verso un filo d’olio di arachide, perché ha quel saporino di noce, ma di nascosto, perché altrimenti lei mi penserebbe che il mio cervello è ancora bacato, ce l’hai messo l’olio d’oliva che ti fa bene, mi ripeto: devi farti tornare il ciclo tesoro, se no come li fai tutti i bimbi? dai che non è irreversibile. dai che non è irreversibile. Mi friggo la mia polpetta di soia con le barbabietole juilienne e attacco un’altra fetta di pane, quello della macchina, che è diventato un feticcio la notte con la margarina e la marmellata, non lo dite a nessuno, e poi scopro che la mamma mi ha fatto le mini-pie di mele su brisée negli stampini da muffin, e sono così piccole che se ne mangia due per una, la pasta salata poco cotta nella parte inferiore che ha preso la forma degli spicchietti di mela, dici facciamo le cocco-nanne, e la mamma mette a posto e mi raggiunge sul lettone, mi scruta il viso non ti toccare non ti toccare le bolle, e io mi giro e sondo se ci sono pellicine da staccare, mi addormento pregando il cielo che lui non faccia all’improvviso un figlio con quella lì, penso che non può andare così, non è così che vanno le sorprese, io non la voglio la famiglia allargata, io non li voglio i compromessi, ma poi speri che tu sei quella speciale, non fai nulla che varrebbe la pena di essere scritto, magari non lo vedrai nemmeno, e domani non ci sei, però sai che lo vedrai, presto, così deve andare, così lo farai andare, e capisci che la tua giornata è una traiettoria perfetta di particelle e schegge sfoderate con la maestria della spontaneità e conficcate al centro del bersaglio.
Dimmi tutto!