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Gusci di noci e pochi flash di ostie

Io sono una che fa le briciole. Me lo diceva sempre anche la nonna Rina: “Tuffai i minuzzoli sotto al tavolo, raccattali!”. Faccio le briciole nel senso anche che lascio sempre un segno, una miriade di scorie di me stessa ovunque passo, nel bene e nel male. A New York tutti mi dicevano “Awsome hat, Awsome hat!” Nei ristoranti, per strada, negli Starbucks, per indicare il mio cappello a forma di puffetta, e l’unica volta che hanno fatto i complimenti a mia madre per gli occhiali, mi sono sentita così trascurata che ho dovuto esclamare a gran voce “and what about my haaaat?” Ho visto cose in una settimana che voi umani, e non riesco ad elencarle tutte perché perderebbero valore con le mie misere parole scritte, ma ho vissuto ogni momento di questa mia settimana americana come un dono prezioso e fulgido legato con un filo festoso rosso al collo, ho respirato l’aria del Central Park innevato, dato le noci agli scoiattolini timorosi e impavidi al tempo stesso, mi sono fatta venire la goccia al naso in cima all’empire state building guardando di sotro nell’abisso tra i grattacieli incandescenti, ho tremato e sudato freddo di fronte alla notte stellata di VanGogh, alle danze magiche intrecciate di Matisse, ho riso di fronte alle damine folcloristiche posate sull’insegna dei bagni accanto ai barattoli di zuppe Campbell, ho fumato e mi sono fatta fotografare con babbo natale con la cicca in bocca, ho sgomitato tra la folla assordante sotto le insegne fluorescenti di Times Square e svicolato tra le code per accaparrarsi un biglietto diagonalmente a Brodway, ho mangiato delikatessen e wuster di tofu su ciotole di plastica seduta a una scrivania ma ho mangiato anche compostamente una pizza da 30 euro very politely con forchetta e coltello ed evidentemente non sono abituati a vederla tagliare così perché me l’hanno fatto notare, ho smentito la diceria che i NewYorkesi siano fintamente gentili perché sono genuinamente gentili e hanno più volte recuperato la testa sperduta a mia madre, e ho osservato pattinare la gente felice di essere veramente al centro del mondo. Stamattina il prete mi ha ritenuta pronta a fare la prima comunione e il 17 marzo farò la Cresima, so che è una cosa intima ma io sono così agitata che sentivo il bisogno di spifferarlo a tutti. Per questo primo dell’anno ho messo un paio di calzini neri a righe rosa, ho cambiato posizione ai jeans nell’armadio, ho riddentato il gusto della pizza italiana con la mia sorella e gli saranno fischiate le orecchie a Gianni stasera perché non ho fatto altro che parlare e chiedere consigli su di lui, che mi ha portata oggi in centro a Firenze nell’unico caffè aperto e mi ha regalato una sciarpa che sta d’incanto col mio nuovo piumino bianco e rosso comprato a New York, che mi è anche venuto a trovare ieri sera che ero chiusa in casa per paura dei botti ed è stato un momento dolce lo stesso perché abbiamo brindato con la cioccolata in tazza portata in un ciotolino e chiusa nella pellicola e gli avevo detto al telefono di non portare da bere e lui mi ha portato l’aranciata gassata per imitare teneramente e sobriamente le bollicine, vedeste che feste che gli ha fatto il cane. Buon segno. Ho ricevuto da tutti pareri e parole e tutti sono stati d’accordo sulla bontà di queste mie nuove emozioni nonostante io abbia incassato anche il piccolo rimprovero e consiglio che però non ho nessuna intenzione di seguire di non essere sempre così manifestamente contenta. Non sono d’accordo, ormai ho preso l’abitudine di essere felice. Io sono una che fa le briciole nel mondo, che si deve chinare a raccoglierle, e poi però, che gioia ritrovarsi con le piastrelle lucide e le mani infarinate!

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