Era venerdì, ascoltava Bach come una brutta copia di Lara Croft impigrita e freddolosa mentre si scervellava per trovare le parole per un dialogo che doveva scrivere per il corso di scrittura, non appena venivano richieste, le parole sfuggivano, ed era inutile che frugasse tra le suppellettili dei suoi ricordi, nessun dialogo tranne che con la sigaretta era bisognoso d’essere ricordato. Era stata solo dalla psicologa e poi al vegetariano col babbo e l’avvenimento della giornata era che si era mangiata anche le patate nello stufato vegan di seitan, zucca, porri e cavoli misti. Avrebbe lasciato volentieri la musica parlare per lei, se da piccola non avesse volutamente disimparato a leggere e a scrivere sul pentagramma, unica branca delle arti in cui preferiva subire ascoltando e guardare, piuttosto che agire e suonare come un ridicolo manichino in prima persona. In fondo poteva essere solo l’ennesima giornata sprecata, senza produrre, se non uno sputo di post sul blog, aspettava solo di mangiare la quiche di brisé e ceci alle zucchine il prima possibile, prendere la tisana zuccheratissima e due o tre granuli di zenzero e andare a letto e mettere fine alla pesantezza del non far niente, in un continuum di dormiveglia standby in cui si metteva ogni volta che usciva svuotata dalla settimana e poi non sapeva cosa farsene di se stessa nel weekend.
Dimmi tutto!