Si può fare dell’autismo irriverente nei confronti di un’autrice di libri che sarebbe anche brava e (dice) spopoli tra i vegani ma che è la preferita di una vipera? Questo libro non esiste! Questo couscous non esiste! Immangiabile! Mi rimarrebbe conficcato nello stomaco contorcendosi come un pugnale a serramanico in mano a un praticante di Thai Chi Chuan. Esistono invece le mie orecchiette anti-anoressia. Preparate amorevolmente dalla mamma e liberamente ispirate al gioco del mercante in fiera. (funghi&carote vi saltellano in testa?)
Stamattina sull’autobus ho visto un bambino. L’ho guardato bene in faccia, ed ero corrisposta. Era bellissimo. Ma non è questo che mi ha colpito. Ci sono miliardi di bambini bellissimi a giro. Anzi. Sono tutti bellissimi i bambini. Un po’ meno i vecchi, ma questo è un altro discorso, è il discorso del tanfo che emanano i vecchi, non è che sono brutti, è che tante volte puzzano, o meglio, puzzano le loro case, puzzano di segreti dimenticati, censurati, infilati in ogni cassetto di legno spesso scuro come scuri sanno essere solo i mobili dei nonni e sotto ogni centrino di pizzo e stanno sulla polvere dei soprammobili che ricalcano le antiche luci a petrolio. Almeno, mia nonna ne aveva tante, e non voleva che le toccassi. poi aveva una clessidra, quella la toccavo anche se non potevo, stavo a contare i granuli di sabbia che scendevano scandendo mentalmente i secondi di un minuto e chiudendo gli occhi provavo a indovinare se il mio tempo era quello del tempo, del tempo vero. Io di solito ero più veloce. E comunque nascoste dietro la clessidra c’erano gli avanzi delle uova di cioccolato, ora che ci ripenso, penso alla mia nonna paterna per Pasqua, e a quella materna il resto dell’anno, spero che nessuno dei miei due (equantinevoleviavè) genitori se la prenda, che anche loro tra un po’ puzzeranno di vecchio, e le loro frasi autorevoli i loro moniti i loro stessi pensieri finiranno nel dimenticatoio delle lampade a petrolio, se ancora ne conservano, o più probabilmente dentro ai relitti dei primi cellulari che non si decidono a cambiare, li sento replicare: Twitter è il demonio! Prima o poi riceverai una coltellata da codesti cosi! Oppure, smettila di filmarti quando ti scaccoli e metterlo su youtubo!! Mangia! Dormi! Fatti le analisi del sangue! Non mi fare troppa palestra! Vai a lavorare! Tutte cose che ho già introiettato e che se ora me le sputtano trasgredendole, so che un giorno non ci sarà più questo piacere, e allora sarà il giorno in cui piangerò. Insomma, stamattina ho visto questo bimbo, tanto era bello il bimbo quanto era deficiente quel nonno che lo teneva in braccio. Che si lamentava che i figlioli fanno disperare. Ce lo avessi io un bimbo così. Mi guardava fissa, e io gli sorridevo a 31 denti dovevo essere buffa perché avevo la guancia destra un po’ gonfia perché la dentista mi aveva appena cavato un premolare, non distoglieva mai lo sguardo, non aveva, come abbiamo noi adulti, il senso dell’inibizione, o dell’imbarazzo, o la timidezza, o la vergogna, tutte virtù o meschinità o ipocrisie che impariamo quando ci dicono che diventare grandi è cosa bella e giusta. A volte mi ritrovo a fissare la gente per strada come un bambino, e in un corpo così obeso, e quanto ci sarebbe da parlare del corpo, della pura parte fisiologica, se va a intaccare quella spirituale, se in qualche punto delle viscere collimano, se contiene un’anima, se davvero la si può cercare negli occhi, la gente deve pensare che sono una pazza, non si pensa mai che forse è innocenza.
Dimmi tutto!