Al lavoro mi hanno dato un carico nuovo, stimolante (e ansiogeno!) sulle spalle, prendere in mano in modo autonomo il sito web del Festival, visto che il preventivo dello sviluppatore contattato non rientra nel budget del patrocinio né tantomeno in quello offerto dalle case farmaceutiche, mi aumenta la mole di responsabilità, ne parlavo stamattina con la psicologa, quanto mi gratifica il fatto di aver firmato un contratto, di impegnarmi davvero per crearmi una reputazione, non di facciata, ma di valore, che posso davvero creare qualcosa dalle mie mani e quel qualcosa viene riconosciuto come dignitoso, che non è una cosa scontata, uscita da dieci anni di ricoveri psichiatrici, di avere degli orari, dei compiti, un’organizzazione globale delle mie giornate tra piscina, corso alla galleria d’arte, colloqui terapeutici, visite di controllo al centro igiene mentale, quando ne hanno parlato si sono girati tutti con la faccia a punto interrogativo verso di me, a metà tra il supplichevole e l’esortante: ci affidiamo a te, Elisabetta. E qui entri in gioco te. Evvai. Psicosi. Non lo do a vedere, ma mi sento oscillare e ruotare come un pavone azzoppato tra l’angoscia di primeggiare e la quasi piacevole incredulità di aver dato a qualcuno un senso di sicurezza. Io. Poveri loro. Certo non sono più dipendente da sostanze, quelle sostanze che intendete voi, quelle per voi umani, alcol, robaccia da due soldi, tunnel da cui è fin troppo facile uscire. Però ho trovato una sostanza psicotropa totalizzante per cui non esistono gruppi di sostegno: l’effervescente Brioschi, a meno che io non fondi i Ruttatori Anonimi. Questo non lo dite al lavoro.
😜 🤗💜 che bello rivedervi amici Bloggerz! 🤗







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