Sapevatelo: C’ho la panzottina molle, le cosciotte molli, non mi racchiudo più tra pollice e indice la circonferenza del braccio, e sono per la prima volta veramente felice di essere tornata un’esemplare del genere umano. Prendi il tuo posto sulla terra. E’ un ragionamento che appare superficiale, a chi è ancora nel pieno della malattia, perché mi si potrebbe far notare che non dovrebbe essere il corpo a mostrare il biglietto da visita, e sono d’accordo, ma è una questione di pelle, nessuno vorrebbe mai stringere la mano a una gruccia con l’etichetta e la data della sepoltura, ora che sto guarendo posso finalmente avere a che fare col mondo senza essere compatita, senza essere squadrata come un patetico pagliaccio travestito per halloween, un paletto, un osso cavo, succhiata via la carne dalle orbite con una cannuccia o un imbuto. Mi guardo, agguanto con le mani, mi riguardo e lo specchio si riempie finalmente di me, stupita, dico embè, con un sorriso ebete, pavoneggio orgogliosa di avere a che fare con vestiti reggiseni e mutande che si comprano nei negozi in centro, al piano “donna”, non rubati agli asili nido, con pigiami che per taglia non possono più essere decorati con puffi, winni the pooh ed hello kitty, anzi, se vedo hello kitty per strada lo accoppo. La cena è andata benissimo, certo, lo dico io, poi bisogna vedere loro che pensano, magari queste due donnette ridanciane e un po’ isteriche sono passate per streghe, ha! ha! non credevo di riuscire a relazionarmi come se li avessi sempre tenuti stretti, senza combinare i miei soliti pasticci, senza fare gaffes, offendere, fare una scenata, schiattare di crepacuore. Ci hanno portato una mimosa bellissima, che fa bella mostra di sé adesso in sala, e ci ricorda le chiacchiere semplici, genuine, ma non banali, e anche serie, importanti, che abbiamo realizzato tra un boccone e l’altro dei piatti altrettanto semplici e casalinghi che nonostante fossero rigorosamente vegan, credo che siano piaciuti, e certo le ricette (pasta porri zucchine panna e pinoli, goulash di seitan, e crumble di mele spadellate nella margarina, facciamoci tanto del male tanto chi c’ammazzaannòi!), ma la paura del cibo è passata veramente in secondo piano rispetto alla gioia di stare insieme, anche la pasta la sera, per loro, il mio coraggio (e quello della mamma) è stato ripagato con una sensazione di benessere, di accoglienza (welcome!), intimità, estraggo anche la carta gioia e tenerezza che vibrava nell’aria, nella luce, cicatrizzate per sempre nella nostra casa in insolito accento misto-fiorentino-aretino che abbiamo sfoderato allegramente questo tempo a preferire, a scegliere la solitudine?? La rotondità del mio corpo non fa altro che rispecchiare, essere la conseguenza diretta del forziere bombato che nascondo nel castello gonfio e colorato su cui, sicuri di non farsi male, buttarsi e sprofondare.
