…Per aprire le portefinestre e far entrare l’aria, per rasettare il tappetino del cane, per piantare il rosmarino in terrazza, per svuotare i posaceneri, per rivoltare il germogliatore, per lucidare il tavolo e il piano cottura, per piegare i vestiti nell’armadio, per appendere i cappotti alle grucce, per scuotere le briciole dalle tovagliette americane, per sciacquare la tazza di New York, per spruzzare in alto il deodorante al sesamo, per buttare il disinfettante nel wc, per sistemare il balsamo nella doccia, per ficcarsi bene in testa che non prenderò mai più il Prozac da domani, per andare a riempire la brocca dell’acqua gassata aggratis ai giardinetti, per sciaquare il cencino magico, per rendere calde le mura, per mettere in carica il cellulare, per rispondere ai messaggini dolcemente speziati di Gianni che mi scrive carina col grembiulino a sfaccendare, per infornare uno svogliato castagnaccio, per rifare i letti coi lenzuoli nuovi, per fare merenda seduta con un budino al cioccolato davanti, per riporre il carrello nello stipo, per pianificare i pasti della settimana e non lasciare andare la verdura a muffire nel frigo, per chiamare la mamma e chiederle scusa di averla comandata nervosamente tra i supermercati tutta la mattina come una reduce della fame della guerra, per stare dietro a un blog, e io non so ancora gestirmi così bene da sola senza andare a buttare il sacchetto della carta almeno cinque volte come una scema prima che torni il babbo, perché il mondo là fuori è crudele, io devo canticchiare Octopus’s garden e strofinare bene il pavimento di fabuloso per rinchiudermi dentro questa monocellula che è la mia casa e cancellare così le orme rapprese dell’esistenza in questa costruzione fittizia, temporanea, di passaggio, la mia vera casa è New York, lì potrei anche sopportarlo, il mondo.
Dimmi tutto!