Indisciplina

Una volta ero a Losanna ero una ragazzetta. Guardavo un sacco di videocassette una dietro l’altra mi piacevano i balletti, mi piacevano davvero tanto, ne facevo indigestione, ne facevo fuori anche quattro al pomeriggio ma era probabile che fingessi il maldipancia a scuola per schiacciarci anche le mattine mentre la nonna chiudeva i tordelli tonfanini in cucina e un quartino di litro di vino era per il sugo ma io la bottiglia alla fine l’ho sempre buttata via vuota, fammi questo piacere bettina arrivami te al cassonetto. Prima che la mamma ti viene a prendere. I balletti quelli con le grandi etoile quelli coi primi ballerini. Sì i costumi i tutù le scarpette i paesaggi di fiaba le piume dei cigni tutto bello, ma io mettevo il rallenty e volevo imparare. Non me ne fregava un cavolo della gloria del tulle rosa. Piazzavo uno specchio dietro la tv e sudavo finché le posizioni non erano uguali. Non c’era merenda che non potesse aspettare fintantoché, io con solo me e con una giuria scettica di innumerevoli solitudini ad affollare le iridi storcessero i colli a decretare un sufficiente figurativo, lasciapassare che l’impegno c’era. Una ragazzetta che lavora sodo, dicevano le mamme, una che peccato che non c’ha il fisico ma, una che ah l’Elisabetta peccato che è una salama da sugo perché ci mette tanto il cuore lei eh invece la mia con le doti che c’ha è sempre a giro a divertirsièproprioverochechihailpanenonhaidentipoveraelisabetta.  Chi glielo diceva poi, alla mamma mia, che invece una tempra e una scorza e un allenamento alla brutalità del banale, un callo fatto sui piedi per vaccinarsi al grottesco, al protagonismo osceno dell’ultima quinta, quella che resiste al cambio di costume, la comparsa grottesca che bisogna che sparisca per essere fondamentale. Mamma, ma il peggio fisico che ho mai coltivato e allenato è stato quello per cui, tra le mamme, anche tu, fuori da ogni orgoglio di madre e da istinto di protezione, ti univi a dire poveraelisabetta e ti sentivo. Io, per te, volevo essere ricca. 

Ecco, per dire. Che ora i balletti mi fanno veramente schifo. Mi dovrebbero mettere le mollette tortura ciglia per sbarrarmi gli occhi come a quello lì di Kubrick per costringermi a vederne uno, e mi dovrebbero davvero volere tanto male per infliggermelo.

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