Sarebbe una bozza

Elisabetta,

Quando hai finito di punire te stessa per lo schifo che ti fanno gli altri e lo schifo che ti senti e anche lo schifo che ti fanno sentire gli altri che fanno schifo e non contemplano nemmeno l’eventualità di fare così criminosamente schifo, ecco allora insomma quando hai finito ricordati che stai intavolando una guerra infinita a tenere in pugno una lama e brandire un manico, alla menopeggio alla cieca, ma dì la verità, hai una pessima mira per le cause giuste tanto pessima da assomigliare a un tappeto rosso e lisciato leccati via i più miscroscopici granelli di polvere, piuttosto che una rivolta degli oppressi aggrappata a saldi e indiscutibili macigni probatori, Elisabetta, te corri dall’arrotino a limare e affilare, e fai tutto lo sporco lavoro, perché sei talmente sbagliata che per dimostrare qualcosa qualunque cosa gli togli al padre fascista che odia le donne ma soprattutto odia te, anche la pena di ucciderti di sua mano e presentarsi, coperto d’infamia, a Nemesi, a ripassare ogni capitolo di schifo inflitto, soffiato via dalle sue unghie sudicie e spazzato via in mezzo a ogni cosa debole che non tolleri, schiacciato da un’accomodante, autorevole, schifosa e credibile menzogna, no, non pagherai, babbo, pollice ok, te lo lascio fare, via libera, stai tranquillo, ha funzionato. Così se poi non esiste l’inferno almeno dimmelo brava una volta una volta sola che l’ho trovato il modo di marcire in vita.

 

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