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10 modi di autocompiangersi (n.1)

A volte si fanno degli errori stupidi di valutazione. Lo hanno fatto i dottori quando hanno pensato di potermi rimandare tra i vivi. Poverini, mi fanno quasi pena. Che tenerezza. Avvicina la testa che ti dico un segreto. L’ho fatto io quando ho pensato di calarmi nella parte della sana di mente. Una. Povera. Pazza. Un concentrato di follia e frustrazione. Un’arma chimica insidiosa. Per una malata di superbia clinica fare passi da gigante, esporsi, flirtare, buttarsi, giocare con le proprie competenze, la sete di farsi accettare, guardare, ammirare, lodare, è minante, distruttivo, e invalidante, (e poi che te ne fai dei complimenti, scendi dal palco li raccogli e poi li accartocci e li butti via come una busta di patatine, che ti lasciano anche quel sapore salato in bocca che non basta mai, che non puoi più vivere senza, che fai passi la vita ad aprire pacchetti di patatine su un divano incosciente che è finito il film e siamo passati alle televendite?), sopravvalutarsi, buttare la monetina esprimere il desiderio e poi tac, il desiderio di essere guardata e tac, si avvera, ti guardano davvero tac, e allora sì che vedono il marcio, fare le genialate, follia pura, i tuoi limiti come grossi nodi arrivano tutti al pettine, e ti comprimono l’esofago, e ti soffocano, prendi due pasticchette di Tavor che farsene, ci gioco a salta la pulce! mi sono accorta che non penso più niente, non comunico più col mondo, si sono interrotte le trasmissioni, se non i termini di scrittura. Ho abbandonato anche l’ultimo stadio, quello di arraffalombrelloescappa dopo una giornata di lavoro in cui sei arrivata col sole, e esci che diluvia, e ci sono tanti ombrelli invitanti e colorati appena messi nel cilindro e non c’è veramente nessuno che ti guarda. Ma che ne sai. C’è qualcuno che ti guarda male da sotto un cappello da pirata, sta per sfoderare la sciabola e quel qualcuno sei tu. Cammini in fretta accelerando il passo sospettosa con un ombrello il mano che ti intralcia e appesantisce e rallenta, chiudi l’ombrello e corri corri corri ti prendi l’acqua lo stesso, e arrivi a casa fradicia, con un ombrello asciutto. Nemmeno tuo. Diciamo che ho proprio abbandonato l’idea di lavoro. A volte dopo pranzo mi stendo sul letto e avvicino la mia testa a quella di mia madre che si alza e si abbassa in un leggero singulto e penso, così vicina da poterle contare le piccole righe simmetriche, ma se mi avvicino un po’ di più, cominceremo a pensare le stesse cose, pensare con la stessa testa? O a quale delle due ci si sintonizza? Se lei potesse capire quanta paura ogni giorno. Quanta disperazione nel vedermi fallire in tutto quello che faccio. Mi piacciono le cornee vitree delle mie unghie che si spezzano, perché si sfogliano, e sotto ce n’è sempre un’altro strato. Così dovrei essere io. Crescere anche sotto, ne ho da collezionare, sono una feticista delle unghie tagliate, dei fallimenti incamerati, li tengo in scatole di latta dove ripongo i contratti strappati, tutti gli impegni, tutti i luoghi, tutti gli uomini, tutti gli pseudonimi da cui sono sempre scappata. Una. Povera. Pazza. Avvicinami la testa che per giustizia un po’ di questa follia dovrebbe essere distribuita equamente tra tutti e in modo trasversale. Comunque la colpa è anche tua, che quando ero piccina mi vestivi mentre dormivo per risparmiarmi la fatica, che tanto ero un talento, la più brava, ma senza calzoni non ci potevo andare, e te per me hai perso 100 paia di occhiali.

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22 commenti su “10 modi di autocompiangersi (n.1)
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  1. hahaha oddio l’ho scritta male! volevo dire che tu sei come aghi sotto le unghie nel senso che le tue parole mi hanno colpita davvero, sei penetrante…mi arriva troppo quello che scrivi!

  2. “..la sete di farsi accettare, guardare, ammirare, lodare, è minante, distruttivo, e invalidante…”
    Non posso che condividere, sei aghi sotto le unghie…<3

  3. riesci a scrivere talmente intensamente che persino emozioni tremende diventano poesia 🙂
    ma penso che tu tra i vivi ci stia alla grande, splendidamente direi
    (abbraccione)

      1. inedita? credo che tu hai molti più lettori di quanti non ne hanno tanti di quegli editi che più di te hanno giusto la carta… ma alla tua età ancora ti tormenti per un po’ di carta? ne vale la pena?

      2. Oh!!! MIODDIO!! Tu meriti la medaglia d’oro per la descrizione dell’autocommiserazione. Sei un MOSTRO!!, un fenomeno assoluto, e sei solo al numero 1. Ma davvero arriverai a 10? INCREDIBILE!!! Mi lasci sbalordito, non riesco proprio ad immaginare cosa tu possa inventarti di più coinvolgente, dove può arrivare la tua inventiva, perché di questo si tratta …vero?
        Secondo me tu puoi scrivere di tutto. Mi aspetto a breve “10 modi per sedersi in paradiso”, anche se io, personalmente, non vedo l’ora di leggere “i 10 metodi più indolori e originali per togliersi la vita”.
        Sei un mito!! Ti voglio un sacco di bene.

          1. altro che avvicinare la testa, nella foga ti do proprio una capocciata. se la follia diventa troppa e pesa va condivisa perché in giuste direzioni fa così tanto bene. e vorrei che il sangue nel cervello mi guidasse un po’ qualche volta. giusto per non dover faticare sempre a trattenere la circolazione, quando diventa furiosa e veloce.
            ché la mia fissazione è “capire”. non in senso razionale, quello è il livello comune e decrepito sul quale deambulano cani&porci. vorrei poter dire “capisco cosa provi” perché allora potrei dire qualcosa di sensato. sarebbe il massimo che potrei fare. sapere che da qualche parte qualcuno capisce esattamente di che cazzo stai parlando perché LO SA con tutto se stesso. fa sentire meno soli e relitti.

            1. ti voglio bene,sdraiate sul letto accoccolate a seggiolina, voglio condividere il piacere dell’umiltà di vivere e sopravvivere col talento dell’amore e con l’umiltà di dotarsi di strumenti piccoli, che non rendono banali ma che rendono accettabile il proprio talento non più un palloncino o una farfalla ma testa e piedi per stare per terra. Ed è in terra che si incontrano amici amori e occasioni di condividere felicità(,sost.femminile plurale).

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