Scusate se non scrivo, se scrivo a mozziconi, se non rispondo ai commenti. Sono in piena crisi esistenziale. Sto bene, per carità, mangio, non bevo, e son tranquilla. Ma il Gianni, e non solo lui, mi ha messa di fronte a una scelta. E io non capisco quello che devo fare, se mollare gli ormeggi, o trattenere forte i remi di questa barca, se porre dei confini tra me e l’Altro, se delineare dei limiti oltre i quali non si può sfiorare il mio fragile equilibrio ritrovato, se lasciarmi invadere dall’effetto pasticcino, se poi lo rinfaccerò per tutta la vita.
(P.s: sto tirando a lucido la casa sul serio in questi giorni per rilassare i nervi. Vado al gruppo alcolisti in trattamento. Lavo i piatti canticchiando Ticket to ride. Sistemo in frigo l’Okara. Non do tempo alla mente di perdersi come un fiume in piena prendendomi cura del babbo e della mamma. Cerco la sicurezza negli oggetti. Faccio un castagnaccio dietro l’altro e col profumo d’arancia per la cucina mi sento una persona migliore ad ogni drin di sfornata. Devo mettere ordine -sul serio- nella dispensa e nel frattempo lo metto anche nella mia testa. Invece di stare su internet. Tutti intorno a me possono impazzire ora, io rimarrò salda attaccata al mio grembiule.)
Dimmi tutto!