Il babbo che legge Otto Weininger ora guarda Mistero su Italia uno e mi chiede perché non rimango lì con lui a seguirlo. Mi sono bastati i polsi lacerati di Csi. E’ stata una bellissima giornata piena di impegni oggi, in ordine sparso ho portato fuori il cane, ho fatto la doccia, mi sono cosparsa di papavero, sono andata dalla dietologa con l’infermiera vegan multitasking che mi ha dato la pianificazione alimentare vegan concordata con il nutrizionista, piena di cereali, legumi, seitan, tofu, caffellatte di soia e verdure -ne sono entusiasta e ha detto che non faccio altro che bene se ci aggiungo dopo i pasti anche una fetta di torta o qualche biscotto o una cioccolata per soddisfare la voglia di coccole dolci che mi è presa in questo periodo, sarà il natale, sarà che ho voglia di vita e lustrini e di concedermi tutto, di non privarmi mai più di nulla, di cominciare a invogliarmi in tutti i sensi possibili, ho voglia che mi torni il ciclo, sto mettendo olio dappertutto non fraintendetemi parlo del cibo per accelerare il lavoro degli ormoni che circolano nei grassi e il mio corpicino urge e chiama a gran voce il suo destino di carattere e d’incisività ponderale di una vera donna, una donna senza quelle palle, ma con tante curve, come so che piace a Gianni, come so che piacerà a tanti altri, come so che ora piace a ME, e questo è già sistemare la questione-, sono stata dallo psichiatra a cui ho raccontato per filo e per segno il come e quanto sto bene, di come sono felice di atterrare a new york per natale, invece di atterrare in quell’inferno di paradiso perduto delle dedute per anoressia che avrei trovato crepando nella miseria blasfema e ridicola della fame in un mondo di abbondanza, delle mie energie per scorrazzare qua e là per la città che si accende, tra fermate degli autobus, appuntamenti, scatole di cioccolatini vegan, uomini e donne e mamme e persone intimiditi, affascinati e contagiatida tanta forza. E chi mi ferma più, mi dico, mentre passo da un caffè con una vecchia amica a un altro con un nuovo amico con cui probabilmente scambierò il bacio sotto il vischio, ma sulla guancia, se Gianni solo mi pensasse e se me lo facesse solo sapere, s’è detto che si brinda con la Coca Cola, ho detto quella con lo zucchero però, con Massimo le ore sono volate, a organizzare il party informale con i salatini e le bignè, e lui e i suoi amici si sono organizzati per pulirgli la casa perché ultimamente è un po’ depresso e vorrei tanto gettare una piccola ciambella di salvataggio in suo soccorso, se posso anche solo farlo sorridere un po’ di sé, delle sue manie, allora sono contenta. Il babbo è venuto al gruppo alcolisti e sono fiera del suo coraggio, grata della sua spontaneità, ho salutato tutti quanti con una marmellatina di kiwi imbarattolata dalla mamma, ho salutato l’Irene che mi ha regalato un Totoro portafortuna per il viaggio. Ho preso gli indirizzi di tutti per mandare le cartoline da New York, ho incontrato il mondo fuori e dentro l’ospedale compreso il vecchio barista che ora fa il tabaccaio e l’infermiera scettica (figurati se è ingrassata, sarà solo gonfia) ma tutti hanno guaito di piacere nel vedermi volare come un palloncino ad elio, sempre più in alto. Domani sera vado alla cena del corso di scrittura e mi accompagna la mamma perché così mi paga la pizza mentre vado a fumare, Gianni mi ha chiesto di smettere ma io già vado in chiesa e leggo il vangelo da ieri sera, so di essere perfettibile ma so anche di meritarmi due sigarette ogni tanto, per tutto lo stress che ci vuole a a rendere naturale il fatto che tutti coloro che, inciampando per vie rettilinee o traverse, non possano far altro che innamorarsi di me.
Dimmi tutto!