Stava venendo giù l’alluvione. Erano tornate dalla visita all’Inps tutte inzuppate di pioggia e aveva inserito nel mac l’ultimo disco rimasterizzato dei Beatles che le aveva regalato la mamma per l’anniversario del settimo giorno che non beveva, guardando i miserabili peluche dalla testa sproporzionata che aveva ritirato coi bollini del supermercato, lo stesso dove era stata beccata con le mani nel sacco. Comunque, la tranquillizzò, nessuno si ricordava di lei, in quei giorni aveva un faccino troppo pulito e per bene nel suo piumino petrolio e i capelli troppo lisci che le ricadevano armoniosamente sulle spalle appoggiati dietro le orecchie perché qualcuno la scambiasse per la stracciona da quattro soldi che era dentro. Per strada cercò di non strizzarsi troppo le bollicine così da non apparire con la faccia a chiazze rosse alla luce fluorescente che la illuminava e le ingrandiva il volto a dismisura quasi volesse inserirla tra gli articoli regalo di Natale con su la fronte scritto Wanted. La mamma era stata istruita come un agente della Cia per seguirla scrupolosamente, controllarla, monitorarla, potare con le cesoie in tronco qualsiasi idea malsana le potesse venire maliziosamente in mente di combinare prim’ancora di germogliare, avrebbe estirpato i baccelli marci alla radice togliendogli la libertà di scegliere pioggia o sole. Pioggia, fino a quel momento era stata pioggia su di loro, chiuse in casa come cellule impazzite, a sistemare i peluche sul lato sinistro del letto, messi i pantaloni zuppi sul radiatore e sgusciati fuori i piedi dagli stivali, buttato il cappotto addosso l’una contro l’altra per palleggiarsi il compito della ricucitura dei bottoni rossi, tutti i gesti sotto un rullo compressore tra le mura che contenevano lei e sua madre, due poli opposti isterici d’una pila la cui pazienza, resistenza fisica ed energetica, non era più ricaricabile.
Dimmi tutto!