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Lunedì mattina

Sono appena tornata da giù al bar dove ho preso il caffè e fumato due sigarette di fila perché qui fino alle 11 ora non possiamo più fumare, argh! dopo verranno il babbo e la mamma e io sono tanto contenta e l’attesa in questo posto dove il tempo non passa mai diventa più tollerabile. E’ passato il dottor Miceli che mi ha dato una pacca sulla spalla come per incoraggiarmi e dirmi che quello che mi stanno facendo (la contenzione coatta con le cinghie dopo i pasti) è solo per il mio bene e per darmi un aiuto in più, non è un umiliazione né niente di cui preoccuparsi troppo, è stato molto gentile anche se la misura che ha preso per aiutarmi è molto drastica, penso davvero che sia un modo per controllarmi perché a volte il mio cervello -seppure molto lucido per tante cose- per altre (la mia malattia) non funziona tanto bene e devo ricorrere a un aiuto esterno, ché evidentemente da sola non ce la posso fare, o almeno non ce la posso “sempre” fare. E’ un atto di coraggio anche affidarsi completamente agli altri a volte anche se ci si sente impotenti e un fallimento nei confronti di se stessi perché si pensa sempre di potersi fidare di sé ma tante volte bisogna anche guardarsi con gli occhi degli altri, se per qualche ragione in certi luoghi della propria psiche siamo cechi.

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1 commento su “Lunedì mattina
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  1. il famoso psichiatra grasso

    I tuoi commenti stanno cambiando, del tutto in meglio.
    Per la prima volta non ti sento accusare “qualcosaltro” di esterno: la feroce psichiatria, gli infermieri, gli oss, i dottori, il Reparto schifoso, la tua grave malattia.
    Forse c’è un senso in questa lucida follia.
    Venerdì sei uscita 2 ore con la Roby, era scontato che la dovessi pagare cara.

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