Lettera uno

Ho delle ali posticce da riconsegnare al mittente, troppi giorni le ho tenute. Le ho usurate, a forza di non guardarle, di distogliermene, di sbarazzarmene tento mi scrollo, nervosa sembro dall’esterno una presa di mira dai tic, hanno abbassato una a una gli occhi, di vergogna a terra quello che era un vanto è una saracinesca va tutto male quando dispongo a vendere domande fuori dal tracciato domande la cui unica certezza è la risposta, che oggi è un giorno che vale irresistibile la pena non spendere.

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Ricordati di morire lo farò.

Con me il terrorismo psicologico propagandato sulle nuove sigarette funziona e funzionerà, alla molto lunga. Perché voglio dire, io le malattie le ho tutte e altre hanno da venire in maniera sempre più densa e incontrovertibile, ma sincera sincera e suggestionabile non è che gradisca propriotanto che mi venga rammentata la verità di piombo ogni cinque minuti e mi sento vagamente discomfort a pensare che pure il signor Winston o i cugini Chesterfield hanno libero accesso alla mia privacy di malata e all’anamnesi di quando sono intubata e mi tagghino con il suonino di notifica per ogni pacchetto venduto nel mondo.

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