Un freno alla schizofrenia

Ma vienvìa Elisabetta cos’è che scriveresti tutto il giorno? Babbo, libri. Ah, libri, mmm, quelle cazzate lì senza fondo. Sì babbo quelle cazzate lì senza fondo che tu leggi di nascosto in ufficio nei primi cinque minuti di pace che trovi liberi, di cui tu non fai altro che parlare fino alla boria, per cui spendi stipendi interi e bazzichi librerie defilate alla ricerca dell’edizione perfetta in russo, per cui ti commuovi e piangi e ridi e lo so che lo fai per sopravvivere al fatto che te sei lì al lavoro tu a fare cose serie, che aspetti che la giornata arrivi in fondo solo per respirare quell’odore di pagine che è l’unico motivo per cui ha senso svegliarsi e andare verso quella cosa fondamentale di lavorare, che sono i tuoi migliori amici i tuoi veri amici e tua figlia scrive cazzate.

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Ricettazione

Mi è stato prescritto di scrivere il mio libro. E che è una fatica che non mi passa la Asl, stavolta, e sarebbe la prima volta, nel senso, che se ne lava le mani il palco nobile, e sta a dire anche che sono mediamente libera e che ho le mani slegate e che però nella merda ce le devo infilare io, con tutto quello che le mani possono, o devono, fare. E io che non tocco nemmeno il mio viso. Che non lo detergo e lo temo. Che al chiuso della mia stanza mi incappuccio, per evitare ogni riflesso o bagliore traslucido. Che ho i coltelli di plastica non per la lama, ma affinchè non possa specchiarmici. E insomma va bene. Trecento deglutizioni dopo che il cuore ha accettato arriveranno i comandi alle dita. Ma io nel frattempo devo proprioproprioproprio anche mangiare???? Diochepppppalle.