Arte brutta per poveri ipoglicemici

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Pensavo che mentre scrivo il libro e mi impoverisco facendo la fame grottescamente non-anoressica, mi impoverisco come l’uranio impoverito perché su madre gaia la terra l’ha diseredato nella Teogonia e quando e se le si riavvicinava a mezzo metro e senza cautela e difese costei generava mostri e ciclopi da scagliare nel mondo in un sonno della ragione lungo una maternità vitalizia perpetuata dal rifiuto interiore di essere madre quando poteva essere nel sogno di una vita che non mi- e ci- comprende, argomenti spinosi anche per un banchetto delle pulci di Freud che gira il cartello del sold-out e chiuso per ferie, pensavo che per inculare la asl che mi ha inculato intrappolato stallata e allevata nella pancia di una fabbrica psichiatrica senza che fosse mai una culla, potrei, imparando con i miei tempi stitici e indisposti verso la contaminazione del mondo, a tenere una mano ferma e tutto il ragionamento di tregua e armistizio racchiuso in un click! per fare le foto all’archivio dei quadri disseppelliti del nonno nelle casse della nonna ancora per poco mie e a giorni della banca (e della asl, ne sono certa sti infami tagliagole) e piano piano mettere su una specie di showcase della collezione di pezzi dimenticati e inglobati nella coltre del suddetto sonno trabocchetto materno, inserendoli qua e là nel profilo Instagram che intanto mi piace e mi diverte e infanga gioioso ladruncolo di bocconi per fame di vita nelle vie laterali, e poi starebbero lì in una luce che, magari brutta e magari troppo mia e passata dalle mie grinfie per essere marchettizzata e valorizzata (se ha il valore che ha), magari c’è qualche diseredato nel mondo impoverito dall’occhio poetico e artistico senza ingessature accademiche che con l’art brut del mi nonno ci si arricchisce un muro un disagio e uno sguardo, e io se ci fosse qualche mezzo interessato al contenuto o al contesto del materiale tiro su mezzo spicciolo per mangiare qualcosina di nutriente che non sia scaduto da venti giorni. Come raccomanda la asl alle persone che gli pagano il ticket.

Faccio? Sì, faccio. Vanga e valanghe di scotch per incollarmi i piedi allo scaleo che cado.

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Semprecaro

Oggi al cimitero anche pensavo che mi garberebbe un monte ritornare a pesare 23chili e a canticchiare sorridendo ai davidgnomi. E che quindi dovrei mettermi giù seria a ingrassare. Un giorno o l’altro che mi prende il matto lo faccio. Poi però guardavo il sole che tanta tracotanza esuberante la scoraggia, i cieli blu e la gente andare in bicicletta and I said to myself…Louis* come minchia t’accontentavi di poco.

Ottobre è sono solo una morta non sono una santa

Di gente che di scrittura c’è morta, di colera o di consunzione, del famoso e vintage crepacuore, ne ho letta tanta, è una battuta di caccia falciatrice inarrestabile, una partita vincifacile. E continuerò a leggerne, e continueranno a leggermi. A me sul blog perché il privilegio della carta chi lo vede chi ci arriva son’altro che pietanza da strega per quanto ci provino a intenerirmi la carne, a trovalla, mescolandomi col paiolo insieme ad altri ingredienti. Son come mi si provoca, il mio corredino di ritorno espressivo, una lagna che s’è intravista solo in Frida Kahlo, che un po’ benmistà a andare a respirare l’aria fuori da questi gangheri, e un po’, come infamia, se proprio mi volevano far del male, decisamente mi sopravvaluta. Chi la sacrifica una palma per le pagine rabbiose e le favole a pietà, fine! che, all’ombradècipressiedentrollurne, chiacchiero coi miei morti. Ora che le hanno messe nelle riserve e nei musei e che forse anch’io, se mi voglio comprare, mi devo rivolgere al mercato nero.