Fammi il favore

Alla signora e accidenti a me gni ho detto non ci voglio pensare a mangiare oggi c’ho da fare e per i prossimi trecento anni finché non sputo questo bocconcione immasticabile e poi insomma pensaci te, ricordamelo se me lo devi ricordare, ricordami ogni tanto di vivere non lo so puntami una sveglia registrami una vocina alla radio che insieme alla sigla del tg mi scampanella anche l’orario di sbaraccare tutto libri quaderni frasi mozzate e sbavate sulle mani dita appiccicate tra il tasto delete e il cappio del mouse ecco tutto qua non mi sembrava una delega improponibile un compito inaccettabile alla fine chi se ne frega gni ho messo il menu a stendere sopra lo scolapiatti e non volevo stare tanto a accordarmi perché insomma, chissenefrega, ho da fare, fai un po’ te, se ti va, e ero sicura che non gli andasse quindi perfetto, un affarone. Passa nemmeno cinque minuti Elisabetta ma come li vuoi gli spinaci, sette minuti e Elisabetta ma l’acqua salata o te li condisci te? Dieci minuti e qui c’è scritto pinzimonio ma cosa ti ci devo mettere lo posso mangiare due chicchi d’uva tanto a te ti va a male Elisabetta non c’è la bilancia faccio a occhio? Noncivogliopensarenoncivogliopensarenoncivogliopensare, mi lasci stare, fai un po’ te come cavolo vuoi e contattami solo se tornando al diavolo ti pare che son passati giorni e sto facendo la muffa o quando esce il nuovo numero di un trimestrale o quando annaffi il cactus. Bofonchia dice dare i porci alle perle e che se lo sapeva mi scaldava una robaqualsiasi. Eccoquellafammi, tanto qualsiasiroba fa la ritrova oh Io avevo da fare ma te evidentemente non c’avevi da fare un cazzo!

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Accomodati pure

La gente che mi viene in stanza e mi apre le finestre e dice pure ti fa male stare sempre al buio ti verrà la depressione. Mi fa male che mi vieni in stanza mi apri le finestre e mi tocca pure alzarmi per richiuderle, fino a dieci secondi fa ero un’inoffensiva depressa atarassica e ce ne ho messe di ore di inedia a arrivarci a questa cera dei sensi ora c’ho un po’ di deficit del controllo della calmapiatta e tutta la frenesia con cui non muovevo gli occhi e prudeva il naso impossibilitata a grattare di nervosa vergogna ventriloquavo determinata con la bocca dei pidocchi indirizzandoli e impartendogli un circumnavigare a memoria, installo un programma interno per cui non c’è mollare non c’è fatica né ammutinamento non c’è cadere o morire fino al raggiungimento dell’obiettivo. Ho spiegato che dopo potranno dormire con te, sembravano entusiasti, è bello sentirsi a casa, siamo tutti d’accordo, fare il nido. Attraverseranno strade secondarie finestre aperte chiuse inferriate e coprispifferi e scendiletto e i campi del tennensee e loro sì che avranno cura di te. Questa giungla diserbata di sole e raccomandazioni tra pigiami che hanno a cuore la mia salute mi uccide.