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Io vi devo la vita (e un pranzo)

Ma io me ne tiro fuori, per un giorno almeno di tregua e respiro libero, e bombardo con la leggerezza delle palline di natale le barricate di sacchi e cumuli di violenza morale e amore di cui mi sono appesantita. Salta fuori che se girano belle voci che io sono la psicopatica del villaggio. Ebbene. Come dargli torto, del resto, anche cliccare sui tasti dolenti delle persone è un mestiere antico, tanto quello più antico del mondo. Però. Ho questo dono e predisposizione a un’arte maledetta e incompresa e sottopagata che quando mi dedico completamente a prendermi cura di una persona, per me è una missione. Comunque, la paura più immensa, scandalosa, la voragine più minacciosa da cui tenersi bene alla larga, è quella di essere felice. (Ok bene finiti i cinque minuti di terapia aggratis voglio fare un ringraziamento particolare pubblico generale e sentito e sentimentale a una paccotta di foodbloogger x x x x x x x  –e t cetc- che oltre a farmi tornare l’appetito in questi giorni burrascosi mi hanno fatta anche tanto sognare, pensare, sorridere, o ridere di vero gusto. Brave, ragazze!)

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