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10 modi di morire (n.3)

La prima cosa che si erano detti era stato un banalissimo ciao. Ora aveva nelle cuffie la musica dei Beatles da un’ora, She loves you, le note cadenzate con l’entusiasmo spento dal tempo che la separava dagli spalti dei concerti, come se la conferma del suo amore gliela dovessero dare loro con ripetuti yeah yeah yeah, aveva imparato da poco come funzionavano i segreti di quell’aggeggio rettangolare, la nipotina più grande le aveva spiegato con impazienza e uno scocciato tono di rimprovero -nonna, ma non ci capisci nulla!- che si potevano usare le dita per manovrarlo, sfiorare l’alfabeto, avrebbe imparato a scrivere lettere d’amore con quella tastiera? ma le sue dita erano troppo raggrinzite e le articolazione dure -oh, se si spalmava la pomata ogni giorno-, il cane aveva già fatto i suoi bisogni e rincorso l’erba spinta dal vento a destra e a sinistra, e non riusciva a rincasare perché il suo matrimonio era finito per una chat online e lei non riusciva a stare accanto a quell’uomo che amava così tanto la sua anima da non sopportare la sua presenza fisica. Lei era Beatrice.com e non poteva invecchiare. Invece l’aveva fatto, lo avevano fatto insieme, e avevano disimparato a volersi bene a voce se non rinchiudendosi ognuno nella propria stanza e avvicinando il viso allo schermo per veder comparire una news l’uno dell’altra. Qualcosa l’aveva punta sul collo, e un liquido grumo di sangue usciva spugnoso dalle pieghe del collo, quanti insetti in quella lunga estate piovigginosa, aveva barricato la camera da letto di zanzariere, e cosparso di veleno ogni infisso, per fortuna adesso il terreno era umido ma non tanto da rimanerle attaccato alla suole delle scarpe, pensava che quella bocca non avrebbe saputo donare più dimostrazioni d’affetto, e che indossare l’abito rosso del matrimonio per quella occasione sarebbe stata una grande delusione, un gran fiasco, per entrambi, forse anche per lei vedere il marito rimpicciolito nella cravatta come un cappio avrebbe provocato un grugnito, o una smorfia di disgusto, tanto da indurla a pensare che il suo cane avesse la lingua e il musino tanto morbido e attraente, e che le fosse rimasto solo quello da baciare. La seconda cosa che si erano detti non era stata detta perché si erano seduti dentro un cinema, ed avevano riso alle battute del film, e si erano rivolti a malapena uno sguardo, e lei aveva pensato che quell’uomo fosse più bello di Mastroianni, poi non si erano più rivisti per mesi e d’un tratto lui le chiese di sposarla. Aveva detto una frase bella come voglio invecchiare insieme a te, ma la realtà della vecchiaia è che la morte è uno spauracchio che ti puoi permettere di rimuovere in un angolino del cervello perché non ci sarai come spettatore, la vecchiaia te la vedi di fronte ogni giorno. Rimise a posto il cancello e slegò il guinzaglio, sarebbe sicuramente tornata a chattare con lui, che nel frattempo sembrava non aver spostato più che un bicchiere d’acqua e una piccola bottiglietta di tonico dalla cucina, e poi si era rinchiuso del suo studio di nuovo, non prima di essersi spremuto con le fitte atroci della prostata, a sistemare le carte, delle bollette che non finivano più, e il programma estivo dettagliato dei nipotini che avrebbero passato l’estate dai nonni, diceva, ma non lo diceva perché ormai lui non dava più spiegazioni, prima di cena mancava ancora qualche ora, si chiese se non fosse il momento di dire chi era, buttare tutto all’aria, di scrivere in maiuscoletto e cliccare invio, sono tua moglie, vuoi incontrarmi lo stasera, in cucina, avrò il vestito bello. Prese da un cassettino sotto il tavolo la crema emolliente per le mani e se la spanse con calmi giri concentrici attorno alla puntura, e poi con una garza bendò accuratamente la cicatrice, una benda sul collo avrebbe costituito la versione grottesca di una rosa tra i denti durante un passo a due di tango, poi lo shock anafilattico le gonfò le fragili vene che trapuntavano il collo , e in pochi secondi era morta.

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16 commenti su “10 modi di morire (n.3)
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  1. Ci sono mille modi per morire: uno più triste dell’altro. Ma la morte può essere sorridente? Non saprei ma devo dedurre di no. Non è mai piacevole e si cerca di rimandarla a domani.
    Buon inizio di settimana
    Un caro saluto

    1. Già avevo il morale sotto le scarpe, adesso non mi resta che tagliarmi le vene dei polsi! Visto che poi invecchierò da sola e senza nemmeno il cane, lo shock anafilattico sarebbe auspicabile… comunque ti abbraccio, bacio

          1. Che tristezza! E non per la morte come sempre naturale epilogo della vita, ma per la fine di un dialogo, il non saper invecchiare, il non guardare il limite dell’altro come il proprio…il non volersi più bene.
            Grazie cara, per questo racconto che mi può essere di aiuto per evitare tutto ciò che hai saputo descrivere con maestria e sentimento.

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