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Tanti auguri a me, tanti auguri a me

Oggi grazie alla vantaggiosissima offerta lancio, avrete pezzi di me e brandelli di sottopelle senza garanzia. Sono straziata, avvilita, spenta, da un litigio strascicato per tutta la mattinata con la mamma. Alzo appena il culo per mangiare qualcosa comunque e fumare. Neanche tanto fumare. Tutto il mio entusiasmo è finito dentro al tubo del bidet. Sono stata rimproverata, giustamente, solo che è andata oltre, e mi ha massacrata con tutti gli arretrati. Ma ha ragione lei: sono una merda. Volevo le pipas per merenda e ho frignato come una neonata strillante e piagnucolosa di quelle fastidiose. Volevo la crema di nocciola under18 e ho fatto le bizze, ho minacciato di non mangiare più, come prima, ho rivisto una scenata che credevo di non essere più in grado di sostenere, credevo che la mia dignità me l’avrebbe impedito. Sono una merda e bisogna che io ne prenda atto, non sono grande, non sono vittoriosa, non sono una sopravvissuta né una salvata, il coraggio che mi teneva per la collottola ha mollato la presa ed è rovinosamente caduto a terra il cucciolo di leone dolente che non riesce a mettere le zampette una dietro l’altra e a drizzare il capo, capendo, seppur brutalmente, che la savana è grande, infinita, ma si può balzare sui tronchi, conquistare la rupe, la pestifera criniera che para gli occhi, una parte di sé di cui non si è padroni, ma si può in qualche modo domare.
Update: Una giornata straziante, curvata su me stessa da un pianto isterico, convulso, paranoico, ce l’hai con me? hai qualcosa contro di me? perché non mi compri le pipas, perché non mi compri la schiacciata. no. no. e poi no. non ce la faccio a sentire un altro no per oggi. il mio corpo non può sopportarlo. piangerò. urlerò. strillerò. batterò i piedi. Un pomeriggio stesa sul letto a pancia in giù brancolando nel buio assetata d’aria, respiravo a fatica, attacchi d’ansia violenta, soffocante, le mie mani si stringevano nei pugni perché se le lasciavo aperte mi si irrigidivano in una morsa, telefona l’infermiera multitasking e parliamo, parlo, biascicando le parole cercando di non impastarle di bava, di quanto non siamo riuscite in una giornata intera a capirci, quando entrambe volevamo solo fare la pace, solo al calare della sera riesco a dire che ho solo bisogno di un grande abbraccio, al sapore di gelato alla pera, basta affacciarsi alla finestra e vedere la cupola del duomo ricordarmi che sono fortunata, che mia sorella verrà stasera a cena e io non voglio farmi vedere trasfigurata e gonfia, sento dalla cucina sfrigolare le patatine nella padella, la mamma si affaccia e io chiedo le posso mangiare anche io, certo amore….e io appoggio il dito contro la guancia, lo muovo avanti e indietro come un piccolo delicato trapano mentre mugolo un verso tanto comune come gnam gnam e mio padre che mi telefona e chiede se ci sono regali in vista per domani, no babbo non c’ho soldi, e lui che mi risponde daaaai, scherzo, il più bel regalo sei te, e sì, mi accorgo di essere un po’ bellina.

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