Non scelgo di staccare volutamente dal web per un po’, e’ Safari del cavolo che ha deciso di lasciarmi a piedi, comunque mi giunge per vie traverse la bella notizia che sono arrivata finalista al contest Felici e Curiosi di Feli e del Ravanello in collaborazione con Marco Bianchi e sopra le borse mi si sono disegnate due occhiaie eccitate, che e’ un ossimoro. Finalista e’ un ottimo risultato, per me, e quanta dignità c’è nello stare nel mezzo! Poi, per riscattarmi da ieri, oggi tutto coccole al corpo e allo spirito. Meritatissime. Ho reagito subito e non mi sono messa a compiangermi. Mi sono sfogata è vero, mi sono fatta a pezzi, ma non ho resistito più della lunghezza di un post a fare la poverina. Io non sono per niente una poverina. Né una depressa cronica. Anche se non prendo più il prozac. Non sono biologicamente nata per essere triste. Il dottore mi ha ritenuto pronta per lasciare la copertina di Linus, e io sono in grado di cavarmela da sola. Senza farmaci, senza padroni. Il bello delle mode, degli uomini-forse (Update: tranne quelli che il destino ci fa rincontrare al ristorante vegetariano in un venerdì qualunque di febbraio quando entrambi potevamo essere ovunque tranne che li, in un qualsiasi altro momento che quello) e delle crisi, e’ che passano. Ho camminato per un chilometro e mezzo per inforcare il 6 in corsa e ho chiesto alla mamma se mi poteva ospitare per stamattina perché ho aperto la dispensa e non c’era traccia di cereali né avanzi di yogurt di soia, neanche andati a male, mi è presa l’ansia, e la fame, e ho deciso che il sole fuori di casa dovesse splendere per me di nuovo e che mi sarei dedicata anima e corpo a ristrutturarmi. Siamo andate in erboristeria e abbiamo comprato uno shampoo e una maschera nutrienti per i miei capelli sfibrati dallo stress interiore, e mi sono fatta dare i campioncini per ripulire la pelle dalle cellule morte, avvolta nell’accappatoio blu-puffo sto sfidando la bronchite, infilate le pantofoline da nonna rosso ciliegia ballo e canto su back in the USSR, fumo avanti e indietro per la casa coi capelli imbalsamati scuotendo il corpo mentre la mamma m’insegue col fiatone massaggiandomi la cute, chiedendomi di invitare tutte le mie amiche, e quindi anche voi, compreso masticone, mi ha detto, ma solo se viene con le pinne, mi faccio tagliare le unghie dei piedi, tutto torna alla normalità, si chiacchiera del primo amore che non muore mai, si sorride sotto i baffi perché sappiamo entrambe chi è, ed è un benedetto mascalzone, del freddo che è tornato, mi lascio asciugare dolcemente con la spazzola rotonda a spunzoni che sfregano le orecchie, il gatto sgranocchia i croccantini e poi si accoccola con un occhio chiuso e l’altro mezzo aperto sul tavolo accanto alla mia tazzina a pallini, obladì aobladà, ricompare pallida una piega all’insù sulle labbra screpolate, un raggio di luce curioso sul viso arrossato, faremo un viaggio lungo una vita.
