Quanto mi sono divertita ieri sera alla serata Karaoke! Non ho toccato alcol, anche per questo mi sono divertita, ero insieme a Massi che era venuto già nel pomeriggio a prendere il caffè da me essendo entrambi pesantemente squattrinati per comprarcene uno fuori a un bar, gli ho fatto conoscere mio padre che è rimasto entusiasta, ha continuato a dire per tutta la sera, quanto è forte quel Massimo, forte gliè quel Massimo eh, ed è raro che a lui vada a genio qualcuno dei miei amici, in pratica la giornata si è svolta così, ieri Gianni lavorava tutto il giorno ma io ho deciso di divertirmi lo stesso, penso che anche lui sarebbe stato contento di questo, la mattina sono andata a prendere il caffè da babucio e poi a comprare il cavolo cappuccio al conad con la mamma, con cui ho anche mangiato dei gustosissimi wuster di tofu con cavolo nero e verza stufate e qualcosa tipo cinque fette di schiacciata alle noci e mi sono alzata pienamente soddisfatta del mio punk-healty lunch. Poi ho salutato mamma in mezzo alla stazione dei treni bloccata dal traffico, me ne sono andata senza raccattare pacchetti di sigarette e ora ne ho uno in meno nell’accumulatoio pazienza, devo imparare a sopravvivere anche con quattro pacchetti nell’armadio invece che con la costante invariabile di sei, l’imprevedibilità della vita si comincia ad accettare anche cominciando dalle piccole cose. Di pomeriggio sono arrivata giusto in tempo per portare fuori il cane e prendermela larga prima che arrivasse Massi e il suo cappellino viola a saziarsi delle mie notizie su New York, era palesemente emozionato tanto che ha dovuto prendere le goccioline (è uno dei miei amici matti dell’istituto igiene mentale), e il babbo era piacevolmente affascinato dalla sua curiosità di fanciullino pascoliano di fronte ai miei racconti, è, a suo dire, una di quelle tipiche, simpaticissime, persone che si meravigliano e rimangono di sincero stupore di fronte alle più piccole cose, alle più piccole emozioni, che poi sono le cose più vere, tangibili, felicità alla portata di tutti. Ieri sera poi al Karaoke era tutto vestito bene e mi ha dedicato No Sacrifice di Elthon John, come lo devo prendere, io l’ho presa come una cosa carina, la voce rauca e le stecche che prendeva l’hanno resa dolcissima, ho dovuto interrompere il mio ciclo di affogamento bocca-stomaco davanti al buffet di zucca grigliata e pasta ai carciofi che servivano con l’aperitivo, per ascoltarlo ed applaudirlo, un sorriso a 34 denti – di cui due marci- che mi dipingeva picassianamente la faccia rosa e pulita, e ho discorso amabilmente coi suoi amici, fino a ieri sera a me sconosciuti, con cui ho affrontato una bella prova: non bere nulla di alcolico in mezzo a una maggioranza di persone che invece il bicchiere di vodka lemon se lo sono riempiti più volte, e l’ho superata e la mia autostima scoppietta, sono uscita vittoriosa e ho raccontato tutto entusiasta al babbo e alla Franci che mi erano venuti a prendere nel locale, con la ripromessa che si sarebbe ripetuto il bel circolo virtuoso per tutti, loro la loro seratina intima, io i miei nuovi amici, dopo la solitudine del tempo dell’ospedale. Ma la cosa più bella è arrivata quando il babbo, una volta rimasti soli, stavamo portando fuori la Telma per l’ultima giratina, che mi ha detto che gioia Bettina vederti lì a quel tavolino carina circondata di persone, con il tuo succo di frutta davanti, a scherzare e ridere con loro, festosa e sobria allo stesso tempo, con gli occhi pieni di luce. Stasera andrò in chiesa, dopo essere uscita con Gianni, e chiederò che questo periodo di beatitudine si trascini e contagi a lungo dietro di me anche chi mi ama come una coda.
Dimmi tutto!