Quanto morbosamente la soddisfaceva sistemare le cose in casa, affaccendarsi nel calduccio, nel nido d’amore e odio per gli oggetti, rassettare il letto e il divano dove si adagiavano il babbo e il cane, lavare i piatti e le ciotole che loro adoperavano, le posate che ungeva, e buttare via le carte delle confezioni che lui lasciava sul tavolo, troppo pigro per arrivare al cestino, o forse dava troppo per scontato che le buttasse qualcuno per lui, ed infatti li faceva, sempre chiedendosi se lui se ne sarebbe accorto, di quanto graziosamente le piaceva servirlo e accudirlo . Prima di rientrare in casa scoprì che non guardava mai gli altri come guardava se stessa, se ne accorse osservandosi fumare dallo specchietto retrovisore della macchina mentre stavano tornando dalla coop, e si meravigliò di quanto notasse e modulasse il suo umore a seconda delle espressioni del volto degli altri senza mai accorgersi quante ne facesse lei spontaneamente, di quanto potevano contare le sue rispetto all’atteggiamento in cui si ponevano di fronte a lei, al ritorno a casa avevano sistemato la spesa nel frigorifero e nella dispensa e si erano scambiati le idee che avevano ciascuno riguardo a cosa mangiare per pranzo, lui era indeciso tra l’asiago coi pomodorini e i tortellini alla panna e lei con uno sbuffetto aveva risposto che si sarebbe fatta invece un burger di farro col cavolfiore e le venne l’acquolina in bocca guardando l’orologio sul microonde e rallegrandosi che mancassero pochi minuti alle una, ora in cui si sarebbero cimentati ognuno nella preparazione del proprio pasto, a un certo punto lui aveva esclamato, dal nulla, che come l’aveva sistemato bene il copridivano quella mattina, nemmeno la donna delle pulizie… lei era sobria da giorni quando ascoltò queste parole evanescenti e scaturite forse da una vibrazione di violino di un concerto di Dvorak che stava passando alla radio che pure si impressero nell’aria scavandola come se fosse roccia e arrivando dalle orecchie alla bocca del suo stomaco martoriato che gorgogliò di una nuova fame e di una nuova intima, silenziosa, felicità.
Dimmi tutto!