La dentista l’aveva pregata in ginocchio di non fumare, per non rovinare il bel lavoro di ricostruzione denti su cui stava intervenendo settimana dopo settimana, le aveva detto di andare in palestra, in piscina, in chiesa, ovunque non si potesse fumare per stare il più possibile lontano dall’acido nicotinico chedevastava i denti. Ma, pensava, in quel momento il piacere che le dava la sigaretta in mano non poteva essere sostituito con niente, specialmente quella della prima mattina quando si svegliava, andava alla macchinetta che macinava il caffè, se ne riempiva una tazza piena bollente, la dolcificava con una cucchiaiata di malto d’orzo, accendeva il mac, e sistematosi il posacenere accanto al mouse, aspirava ed espirava quel grazioso fumo violaceo che si materializzava a contatto con la luce arancione della scrivania, controllava la posta, e ogni tanto dava un’occhiata che la sigaretta non si spengesse, ne prendeva una boccata, fissava per qualche secondo il muro, rabbrividiva un pochino nel golf a orso come l’aveva soprannominato la mamma, pensava che avrebbe dovuto farsi una doccia ma che non poteva sprecare così tanta acqua tutti i giorni e in definitiva era pulita, aveva mangiato, non aveva bevuto, non si era rotolata nel fango con nessun uomo in quei giorni, poteva osservare la sigaretta con gli occhi incrociati finire davanti al suo naso, e consolarsi sapendo che non sarebbe stata l’ultima.
Dimmi tutto!