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Quel giorno sarebbero andati allo stadio, lei e suo padre, per lei era la prima volta, ed era tutta agitata già dal mattino quando si erano svegliati tardi, tardi per portare fuori il cane, tardi per fare colazione, i nervi a fior di pelle che rallentavano anche ogni movimento semplice di vestizione, doccia, azionamento della macchina del caffè. In realtà aveva assistito a tutta la partita del campionato inglese del giorno prima, per cui un po’ di mosse e passaggi e nomi tecnici se li era imparati, ma non erano i tecnicismi che le interessavano, quanto il vero e proprio tifo, essere in mezzo ai cori, esultare con le braccia alzate, sperando in qualche gol della Fiorentina, guardando negli occhi suo padre, dalla tribuna coperta dove avevano preso i biglietti, attorcigliata nella sciarpa viola che il babbo le avrebbe comprato in uno dei migliaia di stand che ogni domenica affollavano il viale davanti allo stadio. Si era infilata da quella mattina la felpina del vero tifoso viola a marchiare la giornata così importante per lei, la prima volta allo stadio, e sebbene ci sudasse dentro e le stesse piccolissima ormai, si poteva sentire così parte di un mondo viola, un mondo animato dallo stesso cuore e dallo stesso scoramento per una giornata alla settimana, quando tutte le voci si univano e i cuori all’unisono disperavano, seguivano, incitavano, forse imprecavano a seconda degli errori o dei buoni passaggi di palla e delle occasioni da gol. Vedere la propria squadra vincere in diretta dal posto sarebbe stata per lei una cosa nuova, e tutto avrebbe dato pur di vedere il babbo felice di portare a casa una vittoria, un guizzo di felicità nei suoi occhi ultimamente così tristi, forse anche a causa sua. Una vittoria non avrebbe certo risolto tutto, ma avrebbe dato uno stimolo in più alla loro complicità, alla quale lei teneva moltissimo, e che vedeva lontana anni luce adesso nelle azioni, nelle parole, nei movimenti tristi e nei contorni grigi che si affossavano nel suo sguardo. Oh, sì, la Fiorentina doveva a tutti i costi vincere, quello sì che sarebbe stato un segno. Vedere l’Arsenal in televisione il giorno precedente aveva portato bene, sperava con le sue buone intenzioni di dirottare in suo favore anche una squadra sfortunata come la Fiorentina, ma non si sapeva mai, l’importante era esserci, partecipare con le speranze, sfiorare la mano di suo padre e voltarsi verso di lui a chiedere una parola, un aiuto, un commento sul gioco, sul tempo, su di loro, qualsiasi cosa, purché la guardasse come il miracolo che aveva creato, e la credesse ancora una portatrice di gioia e non di sventure.

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2 commenti su “La fiorentina
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  1. Lo conosciamo da molto ormai, l’imprenditore. Chi diceva fosse cambiato si e’ presto rimangiato le mani. Il personaggio e’ lunatico ed eccentrico, oggettivamente capirlo sarebbe difficile anche per il miglior psicologo. Non si puo’ fare altro, finche’ sara’ in sella, che valutare il presente senza indugiare troppo sul passato. In molti credevamo in Sannino, ma ormai e’gia’ tardi per compiangerlo. Conviene guardare il bicchiere mezzo pieno. Per farlo e’ bene scoprire due concetti.

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