Infiltrazione n.2 di mezza insonnia

Mezza perché in realtà c’ho sonno. Mi colpiva e mi sono soffermata a leggere per intiero tra le 4.47 e 4.52am, tra i tanti feed del lettore WP da cui prendere spunto per pensare la mia unica cosa altra e dimenticare che nonmiriescedormire/vogliodormire/stodormendo/vogliostaresveglia e poi schizzare a cervello chiuso per tracollo finanziario in giro a supplicare che non mi stacchino l’acqua e se posso pagare disegnandogli un nuovo logo di merda con paint, riesumo il post di lousernameèsempreunproblema, per dire larecherchedutempsperdu, che sono andata indietro addirittura di tre giorni di feeds a pescàllo.

Essere una persona curiosa è bello, è meglio. Succedeva anche a me. del sentirmi vista i difetti ai raggi x, scrutata e diagnosticata anche quando non c’era nessuno in giro vedevo le cimici e le telecamere dell’impietosa sentenza degli occhi e della Verità che tutti sapevano di me, e meglio di me, anzi mi pareva più disinteressatamente solo perché di certo più obiettivi e meno ciechi di una che, vivendosi dentro, un vermicilino se la difende la concezione di sé per non impiccarsi ogni mattina prima di aver raggiunto il gabinetto (poco, ma, quel vermicino sì) la Realtà nudaecrudaesenzaritorno : il mio schifo difettoso. Succedeva anche a me e succede ancora dei genitori che parlano esclusivamente del mio star male spostando autisticamente il LORO pesante star male con il diversivo e la distrazione del fatto che sto male io: così loro possono NON pensare che stanno messi di merda e la loro vita e la loro anima è a puttane. quello non finirà mai. succederà sempre, quando loro io e te saremo nella tomba e pure i nostri non pronipoti, devi essere tu a scansarti da questo essere bersaglio, perché è un escamotage troppo facile e fasullo per stare male, in guerra continua, e finire per aderire al ruolo che ci hanno e siamo finite per affibbiarci: è una natura e una forzatura non spontanea, un’estorsione in cambio della nostra natura. Lascia venire a galla quella, sii libera, sii libera dentro, quella è l’unica cosa che non possono vestirti, né spogliarti.  è questa la più grande differenza tra te e la barbie, non la bellezza. Lascia la barbie nella sua casetta di plastica, nel suo camper, davanti al suo armadio di nomi maschere e tagli di capelli e parentele decise da altri, padroni e mode, tu vai in giardino, senza briglie. Senza barbecue. Tu, forse, non sei obiettiva. Sei curiosa. E’ meglio.

Ossitossina.🦁💚💜💙💛💣

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Mecca di fragole

 


..Per tenermi strette strette le coordinate/simbolo che sono sia il posto inaccedibile della mia anima che a cui non si può togliere la sabbia e restare a vedere che frana su se stesso, facendo tornare calcoli (bugiardi e sbagliati e riversanti) che ogni calcolo e previsione (bugiarda e sbagliata e immorale) ha trafugato da una stanza già vuota e ripetutamente negli anni svuotata e spedita qui e là dove (a loro) serviva: senza però trovarMI. Senza trovare la mia libertà. Le mie risorse così sdrucciolose e zuccherine e pollinee e instancabilmente risorte. Sotto i pesticidi. Dentro ai gusci. Spesso tra il marcio che rilutta e si da per scontato, poi scartato, quindi sotto il parasole dei funghi. Intoccabili e immuni da ogni abuso che non sia il mio stesso USO, e fruibilità.

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Soldi mancini, a manciate!

Sveglia nel senso di sveglia nel senso no sveglia impallinata concentratissima nella fondamentale organizzazione minutoperminuto di come sputtanarmi la giornata per infilarmi un calzino dueètroppo e arrivare a comprare tutte le sigarette che ho fumato dall’angoscia di pianificarmi il viaggio verso il pacchetto senza essere vista e evitando di incrociare una qualsiasi prova che esisto tipo specchietti, semafori che mi devono pure aspettare, strisce che non vogliono essere calpestate da me, vetrine che perdono il loro appeal se riflessanti, manichini senza testa e cordevocali che da dentro potrebbero cominciare a sparlare, tovagliette da colazione dei cinesi che se mi vedono si arrotolano e ritraggono e risucchiano nel proprio cilindro preferendosi manganelli, non sveglia che mi tiene ritta solo la fame con la buccia e con la contenta convincente che se devo ingegnarmi a trovare qualcosa da afferrare per mettermi il silenziatore allo stomaco forse allora per qualcosa mi ero davvero svegliata con uno scopo, metti un ingranaggio che si ricorda di ingranare, ogni tanto, a intervalli più o meno ravvicinati, succede e è drammaticamente simile alla tramava dei cuori spezzati nelle poste del cuore: Sono povera in canna non c’ho una lira zero burnout, lastrico, debiti, bollette che risalgono al manoscritto trovato a saragozza. Impossibilità di attingere alla pensione da invalida psichica per motivazioni motivate, ben motivate, da altri, autorevoli altri. Esci da me ed è tutto autorevole. Io-autorevole tu-piattola. Se impugno un giàscritto già sistemato già archiviato un giàillustrato progetto ho anche, urgentemente, bisogno di avere una colazione per presentarmi e fare presente qualcosa che presente non è, o che boccia ogni presente prevedendolo presagio, un filo di cotone per rattoppare due stracci e farci, quantomeno, la figura dell’avanzo di galera pentito sulla strada dell’onesta pagnotta ma chi io, dall’intelligenza si guarisce dalla pazzia no ma forse si può far finta, dal nulla no, non si esiste, non si nasce, se non da quel quid delle gonadi che per me è un’agonìa e di cui non voglio nemmeno sentir parlare, sentir pensare. No ve lo dico ora perché ci sta che domani licenzio il ghost writer che mi scrive il blog e poi magari si pignorano il mac e indove finisco non c’è campo non lo state a chiamare chilhavisto, secondo ponte a destra.