Quando mancava un pass(t)o così alla felicità

Quando mancava un pass(t)o così alla felicità

Suddenly
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C'è veramente sta luce infame oggi che istiga allo scoglionamento e alla cupezza. Se non mi faccio le fragole a pranzo soffoco in una pentola a pressione barometrica e mi dimentico come è fatto il sole, come si ricorda sempre di me anche quando sono pezzente e fioca, sfocata. Leoinsalata estiva e salsina verde pronte per dopo. Ovviamente me le mangio sulla copertina del letto, pronto e fermo lì già in postazione che ora finisco di lavorare e le cose, e poi torno da te leo ravanelli uova rosa #fragole e salsina pericolanti sul copertino, con opzione tuttiicomfortincluso di passarci direttamente sotto, sonnambulante libro in mano. Servite a questo, no, nuvole? A ricordarmi il bisogno di coccole e embrionale calore, legittimo fagottino di me stessa che è OK darMi, che è ok riconoscerSI. — Daje💪💪🦁🦁🦁🦁💪💪🦁💪🦁 daje. Buon appe anche a voi x quando si mangia😋💛💙💚💖☔ #anorexiarecovery #mealprep #cooklearning #foodblog #foodtherapy #paleoeats #paleo #realfood #nourish #healthyfood #thefeedfeed #edrecovery #eattherainbow #healthy #paleodiet #nourishment #happyfood #foodforthoughts #strawberries #veggiebowl #foodblogger #lowcost

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Luna che sognava gli anelli

Luna che sognava gli anelli

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Vabbuò uno #sformato a ciambella di #verdure al forno doveva essere. Ma è uscito così. O meglio, si è spappardellato così😒😒😒. Con tutto il tempo che c'è stato… nel mio iperuranio della chimica degli spaventapasseri la cipolla si sarebbe caramellata e marmorizzata appiccicandosi a se stessa (sisì😒😂). Badalì, qualunque cosa sia pare anche l'ora di mangià che non mi vengano strane che l'universo non vuole che io mangi quando sono le mie mani a seppellire e voler non vedere un pranzo finchè non mi esce pronto..e finchè io non sono pronta. In ogni caso, dopo un po' funziona la voragine il buco nero della fame, che nel suo caos MI risolve. #spacefood #storytelling #healthyfood #veggiebowl #art #foodography #ciambella (senzabuco) #paleoeats #paleolunch #avocadolove #foodforthoughts #anorexiarecovery #thoughts #philosophy #pensieri #reflections #paleo #paleofood #edrecovery #diarioalimentare #anoressia #nourish #foodtherapy #eattherainbow #baking #paleoish #paintings #disturbialimentari 💖💛💙💚💪🦁🦁🦁🦁

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Mangio Paleo perché al banco rimanenze #iltofunonteloregalano 

 

E a sorpresa, è antidepressivo.

Oh stamattina l’inferno per i #debiti economici e emotivi, l’atmosfera ancora di camminare su un roveto di gelsi. Quelli neri. Le more. Come ogni mattina che non si dice. Come ogni pomeriggio. Come ogni x. Fanculo stringo ancora di più i denti quando voglio mangiare. Una coalizione spaziale a rompere le uova nel paniere a pasqua, imbestiati. Ma non mi stanco, quanto si stancano loro, la banda dei tutelatori, a estorcermi la prevedibilità, avanti a forzare bulloni per vedere quando mi sconquasso a terra nella polvere della vostra santa amata e devota quotidiana anoressica. Quanto vi manca, quanto oriente sentite mancare alla vostra bussola. Quando ho fame di tutto e chi non ha fame in realtà non è mai sazio di attribuire le colpe, e razzolo dappertutto cerco le banane scartate dagli ortolani. Quelle che buttano. Quelle che la gente no è un po’ nerognola. Ma io me la prendo volentieri tutta la colpa del mondo, non mi fa né caldo né freddo perché è una facile collocazione, in me, voglio dire, la matta, l’interdetta, la psicotica. Dai colpa, entra nella cerchia di amici di Leo, noi non ti schifiamo e schiaffiamo da qualche parte comoda su chi tanto riesce a sopravvivere ai peggio schiaffi, alla peggio realtà, noi non approfittiamo di chi è facilmente ricattabile perché riconosce i propri limiti e limitatezze. Ma qualcuno non è degno di sapere che io sopravvivo all’ipocrisia. Io lo so. É parte silenziosa di una grande libertà. A quel punto, ciò che sta nelle carte estorto con ogni energia di assolversi sempre prima ancora di scrutarsi dentro, resta una parola vuota che non può uccidermi, una frutta con la buccia immacolata, un casco di parole lucidate con la malafede. Gli ipocriti ci tengono a passarla liscia. Ci tengono da impazzire a credersi una finta bella figura, ci tengono alla follia a credersi e a vendersi belle persone. E vittime sulla carta. Io sono una brutta persona, sono libera di non essere mai una vittima, E mai un carnefice, perseguo senza artificio la mia natura. Mangio la 🦁Leoinsalata 🦁 equocasuale con le banane scartate, il pollo regalato perché in scadenza, e le nocciole rivendute a sconto dalle ceste di natale. Che è buona. È buona assai. Creare e cucinare d’istinto perché sento –meaculpa– che è importante vivere. Poi torno a inventarmi come aiutare la banda un po’ a sistemare le cose per fermare il collasso, in silenzio perché il mio aiuto lo risputano incommestibile, mi necessitano al mio posto: malata. Dietro le quinte zitta a fare piani su piani di risparmio selvaggio prima di dover salutare il macchino con tutta la mia vita dentro. E il tetto con tutta la mia vita sotto. I traumi profondi possono essere faretti guida per l’evoluzione.

..Ma falle gli occhi neri.

 

Niente svuota la testa e distrae dal fatto che sto mangiando a balenottera azzurra e che mi sono angosciata per tre giorni e strutta nell’attesa di dover attendere un pranzo e un’opera  intensi apocalittici in presenza della mia bestianera prosciugatrice d’animo il mio babbo, niente svòta iccapo come aggiornarsi sulle vicende della mi sorella ( e finire non solo per amarla ancora di più compresi tutti i suoi difetti e di volerli sentire io se li sento dentro e non per “pregiudizio catastrofico di genitori eternamente non contenti né orgogliosi di noi stirpedebole(*cit) o insegnato da una fragile autorità minacciosa che ad ogni boccone e mio passo va sgretolandosi” ma sferruzzare i denti e le unghie dall’istinto di proteggerla, essere il suo punto fermo, una sua sicurezza. Non solo io ho una sorella. Non solo io sono una sorella. Ma Lei ha e avrà sempre, la sua sorella.

Safari 16° – Decluttering, Oltre l’Anoressia

Oggi sto decisamente meglio, di umore di testa e di cuore. E questo succede quando mossa da non so cosa decido di prendermi cura di me stessa e pensare alle mie cose tra le mie cose e nel mondo costruito coi mattoncini delle mie cose. Volersi bene e trattarsi con cura e pensarsi pienamente meritevoli di rispetto è il contrario esatto dell’individualismo egoista. Così posso cinicamente amare, accordare le note i discorsi e i silenzi in un concerto armonioso per accompagnare i miei passi come traccia sonora, amare chi sono cosa faccio cosa mangio e il perché lo mangio e vivo e di chi mi circondo e a chi do il permesso di visitare e avventurarsi nel safari di quest’anima savana, e chi in controcanto chi il coro chi controvento su una jeep chi incontro al vento e chi immobile aspetta impercettibili movimenti della fiera, che sono i suoi sospiri di Gratitudine a Sé.

🦁 La savana 🦁è sì ordinata ogni cosa al suo posto e non uno di meno nessuno meno importante nell’ecosistema e di sterminate combinazioni postazioni luoghi e situazioni e vite e infiniti orizzonti e la savana è un luogo di libertà, da proteggere, per la libertà.

❌Il Circo ❌ lo odio, il circo è godimento di essere in Schiavitù issandosi e camminando su (e grazie a) tappeti di Schiavi.

Giorno 14, un numero felice che ci sono anche nata – Oltre l’anoressia

Nonostante il trasloco assorba forze fisiche e mentali, il percorso è in avanti, che non so se è avanti dritto o avanti tortuoso o avanti un altro solo che a stare decente ci prendo gusto e sono così curiosa riguardo la vita, in continua scoperta e esplorazione col ritardo scandaloso a dispetto dei luoghi comuni e la scaletta burocratica buttata giù da qualcunaltro chissacchì che mi vuol vendere un modello di vita e una vita a scadenze impiegatizie che non segue il ritmo del mio cuore il gap dei 30suonati (embè): la curiosità che col cavolo ha mai ucciso il gatto o il leone, ma anzi rende la sua avventura nel mondo buffa e graffiante da strapparmi con le unghie un tenero sorriso e lasciare pelle e rami e gambi di fiori alla loro natura, senza possederli, ma forse essere in loro, e in loro ascolto, così che quasi ogni volta non mi dispiace di essere questa spontanea imperfetta e sguaiata me e non vedo l’ora che avanti sia Avanti il Prossimo. Oggi è la voglia di particepare in tutto e per tutto al sorriso della stregatta-vita, senza voler tenere troppe redini, e ammanettarmi nelle cinghie della malattia. Non ho condiviso solo un pranzo con due persone belle (mamma e una delle rare amiche simpatiche che adoro di mia madre , il resto sono una caterva di coglioni vari, può darsi che io abbia delle riserve reduci da vecchie ferite interiori mie, ma a posteriori, non è che con gli occhi più lucidi di adesso siano sto fior fiore di simpatia, e non ci vuole una ipersensibilità matta patologica insofferente come la mia per intuirla a pelle, lo schifo che gli fai ad alcune il pregiudizio che hanno e lo hanno tanto più strombazzano a destra e a manca quanto siano militanti di umanità e solidarietà femminile. in ogni caso non glielo dirà mai perché mi scatta come una belva, ma una delle ragioni per cui le sento particolarmente odiose non è neanche mia personale perché ce l’ho col mondo in generale, ma perché non sopporto che alla fin fine.. secondo me i torti maggiori e lo sdegno maggiore non è che lo riservano a me che vabbuò, carisalutiecciao, ma PROPRIO verso mia madre. e questo non lo sopporto. mi fa stare male. mi fa imbufalire. e mi fa ribollire che mamma neanche vuole sentirlo, non vuole sentirselo dire, non vuole sentire la mia opinione al riguardo che però riguarda lei. e allora mi faccio i cavoli miei, e fa male, vado avanti con la mia vita ma con un pezzettino di cuore che lei per loro farebbe e fa tutto, e loro non fanno un cazzo, anzi sì: di fare fanno che la trattano come una sguattera dietro le apparenze e con la doppia faccia dei viscidi mostrano di sé solo il loro lato bello con lei, ma dietro hanno il marcio. e io che il mio marcio quando ce l’ho lo mostro, come unica faccia, come quella davanti insomma, con a volte la disperazione del non sapere fingere e non volere fingere e non avere né pensare niente da ricavarci o da trarre favori e vantaggi, ecco con la brutale unica qualità di non riuscire più a nascondermi o dovermi imporre di non provare e reprimermi e rimuovere estirpare la sofferenza a comando, con questa brutale semplicità di una figlia, passi non vengono neanche notati e percepiti per non parlare di minimamente apprezzati e gioiti, ma ogni errore e mancanza rinfacciata. vabbè vabbè, oggi son felice. perché io lo sono, e perché amo esserlo in mezzo a persone con il cuore cangiante, e la mente colorata. Io con queste persone ci vado a nozze, il Leoncino gongola. Un nutrimento particolarmente felice, per ogni parte e stanza di me. Ridanciana e libera, anche di dire e seguire e farmi permeare da tinte stupide e leggere, ma di uno leggero e stupido “carico”. Impronta di Leoncino. Zac!