Me ne vado al Lido di Camaiore. La mia insegnante di greco si è presentata con in dono una saponetta con la faccia gialla dello smile, e come sempre sono riuscita a farmi amare a prescindere da quanto avevo studiato, cioè nulla, tra analisi, controanalisi, visite, preoccupazioni, pensieri, un dono per sigillare un amicizia, invece che un’interrogazione. Ah, se l’universo fosse guidato da un pensiero illuminato, potrebbero tagliare la testa ai mediocri, non ai semplici. I miei genitori mi hanno regalato l’immensità e le larghe vedute dell’orizzonte marittimo e di un tramonto prima del supplizio. Non è il tramonto di Oia, ma è sempre la decadenza prima del bagliore porporino che avvolge la povera terra stanca della sera, e il suo alone di fuoco mantiene viva e malinconica e desiderosa la fiamma del mio amore. Mi hanno vista fragile, ma hanno intravisto anche con lanternino la forza d’animo che da sempre mi accompagna, e con non mi molla, sarei la prima a salvare il mondo dalla catastrofe, io, che ho avuto paura di un grammo di burro per dieci anni, condisco generosamente gratitudine ed esprimo con spavalderia l’energia infiammabile che è stata cosparsa nel mio corpo, per ardere, compiere, uscire vittoriosa da una torcia di fuoco e tenere in alto la coppa arsa con un corpo illeso, bruciacchiato di vita, cicatrizzato, perforato, misteriosamente sexy. Ci tengo al mio corpo nuovamente bello, al mio visetto da topolino che per la prima volta si spalma l’antirughe, mi guardo allo specchio della piscina e a parte il pancione che tira e straripa e vedo una sirena, dai lineamenti decisi prominenti e dolci al tempo stesso, si stenta a credere che io sia stata dieci anni anoressica, pateticamente anoressica, un capitolo chiuso, ho combattuto contro tanti mostri, che alle smagliature prometto peste e corna e non sarà liberarsene la mia guerra, ma prendermene cura.
Dimmi tutto!