Farinata di cavolo nero toscana

L’altra sera ero al cinema a vedere Van Gogh.

Un film Angosciosamente Panteistico sulla percezione del mondo di un grande artista.

Forse L’ Artista,  pensiamo adesso tutti noi ammirando le tele nei più rinomati musei,  come  spregievoli e ignoranti pedine vive che tanto osannano i grandi un minuto dopo la loro morte, quanto più li hanno spregiati e ignorati in vita.

Il suo oscuro scrutare in cerca della luce –vedendola, sentendola–  anche dove non c’era; il suo sentire vedendo buio quando al contrario era vivida e presente la luce che crediamo vera ed effettiva per noi, diventa dramma nel momento in cui nessuno vedeva o sentiva Vincent persona che si spezzava, mentre la sua tela si costruiva.

Uno sguardo così illimitato può essere troppo frastuono per un uomo, se vissuto col solo se stesso, inascoltato, incondiviso.

Uno sguardo e un uomo facilmente inquadrabili come distorti e disturbati.

Potrei dire che la natura lo stava ascoltando.

La natura e le cose non aspettavano altro che essere viste in quel modo.

***

 

Invece… quella che si è fatta la Betta al ritorno dal cine

🌀E’ “Blob” o è ⭐️Farinata di cavolo nero toscana⭐️?!
😂😆

⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
🙋🏻Quello che mangio è la stupendissima “Minestra lenta di polenta cavolo nero detta “cavolata”,  resa stasera ancora più rustica dalla farina taragna col grano saraceno e del tocco di colore del cavoloviola💜!😍😋
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
🍃Piatto così semplice e comfortfood nelle giornate stanche, così riscaldante🔥, così sano e goodmoodfood!🍃😍
***
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
💃Ci sono stata praticamente svezzata!🙋🏻😁
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
(💭 🤔ps: ☝🏻se guarisce anche il torci-rinco-llo e le recenti contratture alle spalle, giuro che brevetto un unguento da massaggio a base di farinata e mi butto ufficialmente sul mercato in concorrenza col popolarissimo balsamotigre😆😅💃🎉)
⠀⠀

⭐️Farinata rustica di cavolo nero toscana⭐️

⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀DTEHE6467

Ingredienti x 4 persone

  • 400g polenta taragna istantanea
  • 1 mazzetto di cavolo nero
  • 1/4 crauto cappuccio viola
  • 280g fagioli cannellini già lessati
  • 1 costa di sedano
  •  1 carota
  • 1 cipolla
  •  1 lt e 1/2 acqua
  •  4 cucchiai olio evo
  • sale q.b.

⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
Procedimento

Pulite sedano carota e cipolla, tritateli e metteteli a soffriggere in pentola con 2 cucchiai d’olio.
Nel frattempo passate i fagioli con la loro acqua di cottura nel mixer o nel passaverdura.
Fate appassire il trito di odori aggiungendo poca acqua. Aaggiungete al soffritto i fagioli passati insieme a 1 lt d’ acqua e portate a ebollizione.
Togliete la costola al cavolo, pulitelo e tritatelo a pezzetti. Tagliate a listarelle il crauto viola.
Aggiungete i cavoli nella pentola col soffritto e il passato di fagioli.
Mescolate, coprite e lasciate cuocere 18min regolando di sale.
Versate la taragna istantanea a poco a poco nella pentola di cottura continuando a mescolare con una frusta a fuoco moderato x 8 minuti.
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀
💡*La farinata deve rimanere “lenta”, per mangiarsi col cucchiaio. Servite calda con un giro d’olio 😜
⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀

Non so se l’avete mai assaggiata: è Tanto-tanto bona la sera d’inverno!😍😋🔝

La polenta mica deve essere per forza sempre del colore dei girasoli!

Spesso neanche i girasoli lo sono!🌻🤗

Annunci

Luna che sognava gli anelli

View this post on Instagram

Vabbuò uno #sformato a ciambella di #verdure al forno doveva essere. Ma è uscito così. O meglio, si è spappardellato così😒😒😒. Con tutto il tempo che c'è stato… nel mio iperuranio della chimica degli spaventapasseri la cipolla si sarebbe caramellata e marmorizzata appiccicandosi a se stessa (sisì😒😂). Badalì, qualunque cosa sia pare anche l'ora di mangià che non mi vengano strane che l'universo non vuole che io mangi quando sono le mie mani a seppellire e voler non vedere un pranzo finchè non mi esce pronto..e finchè io non sono pronta. In ogni caso, dopo un po' funziona la voragine il buco nero della fame, che nel suo caos MI risolve. #spacefood #storytelling #healthyfood #veggiebowl #art #foodography #ciambella (senzabuco) #paleoeats #paleolunch #avocadolove #foodforthoughts #anorexiarecovery #thoughts #philosophy #pensieri #reflections #paleo #paleofood #edrecovery #diarioalimentare #anoressia #nourish #foodtherapy #eattherainbow #baking #paleoish #paintings #disturbialimentari 💖💛💙💚💪🦁🦁🦁🦁

A post shared by Elisabetta Pend (@elisabettapend) on

Il settimo gingillo (scusa, Bergman)

 

Se Miliardi di batteri, sono un organo

….e miliardi di granelli sparsi dal vento, sono cibo.

View this post on Instagram

A volte non è importante avere una casa, ma sentire il proprio giardino dentro, si è NOI, LA casa. #farcela #lemiecose #leoncino preso. Cose di cui ho bisogno. Tipo fare a fette una zucchina. #paleo #paleofood #art #foodfreedom #soulnourishment #takecare #healing #autoimmunedisease #jobsearching #zen #polline #seasalad #mussels #shrimps #seafood #paleolife #healthyeating #paleoeats #aip #anorexiarecovery #depression #foodart #foodography #foodblog #fooddiary #diarioalimentare #anoressiaitalia . Daje!!!! Forzaforzaforzatutta!💪💪💪🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁🦁RRRRRRRRROAAAAARRRRR (e benedette zucchine da fare a pezzi tipo voodoo😂😂😂😂) 💜💛💚💙 Buon pome si riparte! Leo hai avuto paura che ti lasciassi da solo con le merdacce??? Nonnò.🤗🤗🤗

A post shared by Elisabetta Pend (@elisabettapend) on

Raramente due, sei

 

Avrebbe dovuto essere idealmente un (tentativo di) fiore di avocado, quelli stupendi che si vedono nelle foto ganze ammmerigane di #healthyfood, già, già, avrebbe dovuto. È diventato altro, ma mica perché ho cambiato idea e mi è venuta un’idea di impiattellamento più brillante e bella, proprio perché il fiore m’appassiva nelle mani, si struggeva e distruggeva e sembrava sgozzato al mattatoio del ventre di Parigi al tempo di Zoliana (*ndr) gloria , e alla fine pareva una seppia da quanto era nero. Bono è bono ancora, fiore di certo non era, è diventato altro, nascondendo malamente la vergogna nella siepe di insalata. Un po’ come la mia vita, doveva e poteva essere in qualche modo (in qualche modo che dicevo io dalla sala comandi, poi sostituito da qualche preciso modo che dicevano altri, disposizioni di altri, o meglio che mi ci stringevano, comprimevano, letteralmente tagliuzzandomi ad arte, intagliandomi una forma mentis che non aveva un posto a tavola, e nemmeno doveva fare il fiore, ma solo stare fuori posto, fuori dalla verità, fuori dalla foto, fuori di testa, fuori dai discorsi e fuori legge se non come l’imputata da citare in giudizio. La causale. E la scusa pronta, per non guardarsi.mai.DENTRO. Attraverso di me, in molti camici e grembi hanno vissuto il fuori, per colmare il vuoto che hanno dentro, e che chiamano importante, l’importante. E che chiamano vita vera, vita normale. Io leggo una vita di ruolo, un gioco senza dadi. La mia vita che doveva e poteva essere… …(un salamelecco ossequioso!) …. MA è diventata altro, e si nasconde nelle siepi, e gioca con la luce filtrata dalle ombre le sue e le altre e dadi lanciati a timbuctù,  sempre tante e diverse ricostruzioni, e la mia vita e io, che potevo anche nascere BELLA e così non è stato, sono e divento qualcosa di diverso, qualcosa di libero.

🦁

Arte brutta per poveri ipoglicemici

IMG_20170409_194702_218

Pensavo che mentre scrivo il libro e mi impoverisco facendo la fame grottescamente non-anoressica, mi impoverisco come l’uranio impoverito perché su madre gaia la terra l’ha diseredato nella Teogonia e quando e se le si riavvicinava a mezzo metro e senza cautela e difese costei generava mostri e ciclopi da scagliare nel mondo in un sonno della ragione lungo una maternità vitalizia perpetuata dal rifiuto interiore di essere madre quando poteva essere nel sogno di una vita che non mi- e ci- comprende, argomenti spinosi anche per un banchetto delle pulci di Freud che gira il cartello del sold-out e chiuso per ferie, pensavo che per inculare la asl che mi ha inculato intrappolato stallata e allevata nella pancia di una fabbrica psichiatrica senza che fosse mai una culla, potrei, imparando con i miei tempi stitici e indisposti verso la contaminazione del mondo, a tenere una mano ferma e tutto il ragionamento di tregua e armistizio racchiuso in un click! per fare le foto all’archivio dei quadri disseppelliti del nonno nelle casse della nonna ancora per poco mie e a giorni della banca (e della asl, ne sono certa sti infami tagliagole) e piano piano mettere su una specie di showcase della collezione di pezzi dimenticati e inglobati nella coltre del suddetto sonno trabocchetto materno, inserendoli qua e là nel profilo Instagram che intanto mi piace e mi diverte e infanga gioioso ladruncolo di bocconi per fame di vita nelle vie laterali, e poi starebbero lì in una luce che, magari brutta e magari troppo mia e passata dalle mie grinfie per essere marchettizzata e valorizzata (se ha il valore che ha), magari c’è qualche diseredato nel mondo impoverito dall’occhio poetico e artistico senza ingessature accademiche che con l’art brut del mi nonno ci si arricchisce un muro un disagio e uno sguardo, e io se ci fosse qualche mezzo interessato al contenuto o al contesto del materiale tiro su mezzo spicciolo per mangiare qualcosina di nutriente che non sia scaduto da venti giorni. Come raccomanda la asl alle persone che gli pagano il ticket.

Faccio? Sì, faccio. Vanga e valanghe di scotch per incollarmi i piedi allo scaleo che cado.