Luna che sognava gli anelli

Luna che sognava gli anelli

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Vabbuò uno #sformato a ciambella di #verdure al forno doveva essere. Ma è uscito così. O meglio, si è spappardellato così😒😒😒. Con tutto il tempo che c'è stato… nel mio iperuranio della chimica degli spaventapasseri la cipolla si sarebbe caramellata e marmorizzata appiccicandosi a se stessa (sisì😒😂). Badalì, qualunque cosa sia pare anche l'ora di mangià che non mi vengano strane che l'universo non vuole che io mangi quando sono le mie mani a seppellire e voler non vedere un pranzo finchè non mi esce pronto..e finchè io non sono pronta. In ogni caso, dopo un po' funziona la voragine il buco nero della fame, che nel suo caos MI risolve. #spacefood #storytelling #healthyfood #veggiebowl #art #foodography #ciambella (senzabuco) #paleoeats #paleolunch #avocadolove #foodforthoughts #anorexiarecovery #thoughts #philosophy #pensieri #reflections #paleo #paleofood #edrecovery #diarioalimentare #anoressia #nourish #foodtherapy #eattherainbow #baking #paleoish #paintings #disturbialimentari 💖💛💙💚💪🦁🦁🦁🦁

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Arte brutta per poveri ipoglicemici

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Pensavo che mentre scrivo il libro e mi impoverisco facendo la fame grottescamente non-anoressica, mi impoverisco come l’uranio impoverito perché su madre gaia la terra l’ha diseredato nella Teogonia e quando e se le si riavvicinava a mezzo metro e senza cautela e difese costei generava mostri e ciclopi da scagliare nel mondo in un sonno della ragione lungo una maternità vitalizia perpetuata dal rifiuto interiore di essere madre quando poteva essere nel sogno di una vita che non mi- e ci- comprende, argomenti spinosi anche per un banchetto delle pulci di Freud che gira il cartello del sold-out e chiuso per ferie, pensavo che per inculare la asl che mi ha inculato intrappolato stallata e allevata nella pancia di una fabbrica psichiatrica senza che fosse mai una culla, potrei, imparando con i miei tempi stitici e indisposti verso la contaminazione del mondo, a tenere una mano ferma e tutto il ragionamento di tregua e armistizio racchiuso in un click! per fare le foto all’archivio dei quadri disseppelliti del nonno nelle casse della nonna ancora per poco mie e a giorni della banca (e della asl, ne sono certa sti infami tagliagole) e piano piano mettere su una specie di showcase della collezione di pezzi dimenticati e inglobati nella coltre del suddetto sonno trabocchetto materno, inserendoli qua e là nel profilo Instagram che intanto mi piace e mi diverte e infanga gioioso ladruncolo di bocconi per fame di vita nelle vie laterali, e poi starebbero lì in una luce che, magari brutta e magari troppo mia e passata dalle mie grinfie per essere marchettizzata e valorizzata (se ha il valore che ha), magari c’è qualche diseredato nel mondo impoverito dall’occhio poetico e artistico senza ingessature accademiche che con l’art brut del mi nonno ci si arricchisce un muro un disagio e uno sguardo, e io se ci fosse qualche mezzo interessato al contenuto o al contesto del materiale tiro su mezzo spicciolo per mangiare qualcosina di nutriente che non sia scaduto da venti giorni. Come raccomanda la asl alle persone che gli pagano il ticket.

Faccio? Sì, faccio. Vanga e valanghe di scotch per incollarmi i piedi allo scaleo che cado.