AtHomeBetta, IThinkBetta

Alternativamente

E la donna viene uccisa da una corda sfilacciata da guardare per ore giorni mesi anni alla moviola scendere per Gravità ma forse Attrazione o richiesta, intermittente ma quasi continua come una ninnananna, invece che un colpo netto di pistola. E non si vorrebbe mai andare ad addormentarsi chiudere gli occhi stendere il velo pietoso e rigenerare un nuovo ventaglio di possibilità mancate. E tutta la giornata sprecata e domani chissà ma per lo più uguale. E giunge la notte. Ed è sempre troppo tardi ma quando è presto hai paura e rimandi. E troppo pensare e che hai fatto alla fine di quello che hai pensato. E giunge il giorno e aspetti la sera, cerchi la calma e quando la trovi la calma è violenta come due occhi pesanti, stanchi, che guardano covano e gonfiano l’orrendo schiudersi aprirsi di domani, addosso una libbra in più misurabile in senso del vano, le dita non bastano a contare più i motivi concreti della vergogna e della colpa, dai una scadenza scattosa al tuo cuore rivelatore ma ti sveli ogni volta che ti controlli le spalle certa del pericolo imminente, occhieggi guardinga il fuori ma il peggio è per irraggiamento e proviene da dentro, tu il fulcro la matrice, sempre pronto a incombere minaccioso, a calibrare per te la X esatta del tuo posto nel mondo: precisa al millimetro spaccato sei pronta ci sei in posizione ora blòccati perfetto paralìzzati sotto la spada di damocle ferma lì.

AtHomeBetta

Lettera orfana

Madre, quando hai finito di glorificare e scusare le Pagliuzze del mondo e notare in modo ostracizzante le Travi nei miei occhi e poi ti accorgi che nei tuoi hai una Baita allora se ne riparla. Con amore, figlia.

AtHomeBetta

Quando tutte le strade

C’era un tempo in cui non ero nessuno, un tempo che non ero nessuno proprio, all’apice del limite minimo della non essenza perché non c’ero e un tempo che nessuno desiderava l’ennesimo nessuno da educare alla nullità propria e di tutto il resto, poi c’era un tempo in cui non essendo nessuno volevo essere qualcuno e anche il tempo in cui mi credevo qualcuno non essendolo, e poi c’è stato tanto tempo che tutti erano all’infuori di me e quello in cui io ero certa di essere almeno la peggio mentre il resto nonlosomica se c’era davvero. Ora, Per quanto è possibile, nulla è cambiato tranne il restare nulla e nessuno, la coazione a ripetere l’errore, e l’abitudine al non abituarsi mai a scoprirsi proprio così tanto tanto, così irrevocabilmente, nessuno, per cui un giorno noioso ci sarà il tempo di riguardarsi la collezione di vari tipi di non-essere passati, e di perderne alcuni per strada pregando anche iddio di dimenticarseli.

AtHomeBetta

Diffidenze

Voialtri potete anche sì stancarmi, date pure il meglio, esibitevi, sono nata sbadigliando e già le impressioni di settembre erano dejavu, la ripetitività giustificante di feulleitton dichiarazioni di esistenza ma quante e proclami in copia seriale di voi stessi la improprietà di linguaggio e il ritorno ai luoghi comuni a conti fatti è per sottolineare delle nude fondamenta. Con questo posso averci a che fare, maldestramente, raccapezzarmi, cavarmela con la filosofia autoconservativa dei pandistelle e delle fortificazioni, col rigirìo dei tacchi, perfezionando sfiducia e pessimismo, con l’arte di fasciarsi la testa a prescindere. Ma quando non ti puoi stancare, quando ti liberano per sfinimento dalla sedia dietro la lavagna delle lavagne degli ultimi dietro la l’ultima lavagna ti guardi come sei libera sei libera eh proprio libera e sei cosparsa di attack-ultraforte e non solo sei peggio di tua madre ma sei proprio tua madre e comunque non te ne puoi disfare.

AtHomeBetta

Talento per neologismi

Quanto è spessa la barriera tra il dentro e il fuori dove il fuori è tutti gli altri, proporzionale alla capacità di trattenere il respiro, aeriforme e insinuante come il radar di un missile squalo, ogni crepa una fuga di tossine, in direzione inversa. Dicono di fare. Poi dicono di non fare. Non ci pensare. Non ci pensare. Pensa due volte! Conta fino a 100! La scossa violenta è come un onda. Vedrai che ti passa. Non sei mai la stessa ogni mattina che ti svegli ma certo che sei sempre la solita non cambi mai te. Agire è il non agire. Se puoi correre, scegli di rimanere immobile, e senti un criceto che calpesta affannato la sua ruota dentro, suda si concentra, e non si prende mai una pausa dal suo giro del mondo e i tuoi occhi bruciano nel friggere del freno a mano.

AtHomeBetta

Tripla mandata

Tutto il rumore, tutto il rumore diffuso che a malapena riesco ad arginare se quando chiudo la porta con un gesto di momentanea sottolineatura ci appoggio la schiena contro come un sacco di sabbia zavorrato dell’apnea servita a passarci attraverso. Anche un viaggio breve una traversata. Il rumore che aggredisce non richiesto, il rumore che insegue, il rumore onnicomprensivo che sconfina da ogni classificazione organica e bussa insistente ogni strato sensibile. Posso anche fare il contrario, colorare il nòcciolo, lasciare che sbiadiscano i contorni là fuori dove il mio perimetro di tolleranza finisce, nessuno ha un vero trofeo in serbo se l’armatura che porta addosso è intarsiata di mille e milioni di tubi digestivi che metabolizzano la cacofonia urlante di così tante, troppe parole ingiustificate, stuprate e svendute tra le fila di porte affacciate sulla grande piazza, che hanno più campanelli dorati, che grammi d’aria all’interno.

AtHomeBetta, IThinkBetta

Autunno

Giorno dopo giorno, ripiegata in involuzione, da e per una vita, ad ascoltare il canto delle balene. Tutto il resto lo disconosco. Ogni cosa nell’universo non è condannata né condannabile come l’essere umano perché non vive nell’ansia di dovere dimostrare qualcosa, per giustificare e giustificarsi il fatto di essere venuto al mondo, quando un’onda, un animale, una pietra, non chiedono, pretendono, lamentano, competono, fingono altra natura e a loro è estraneo il grottesco, la vergogna, mentre è propria la grazia. Disperazione è fare parte di una razza vivente che non può avere maestri, ma si danna per avere parola, si inganna di avere qualcosa da dire, e ha troppi strumenti per farlo.

AtHomeBetta

Una sveglia improvvisa

Se angoscia e sofferenza danno spessore a un’anima qualunque e stratificano il carattere, allora io sono una millefoglie. Qualunque. Di quella pasticceria così è così. Che è domenica ed è lungo la strada. Che te la dimentichi in fretta. Che ne butti mezza e non la prenderai mai più, ma la continuano a fare. Sta lì, sfoglia, dopo sfoglia, a non vendersi.

AtHomeBetta, IThinkBetta

Ago e filo

Si possono attaccare pezzi di vita come frankenstein, i pezzi ci sono, la colla di sutura tiene poco, o sono io che non ci ho la mano buona, li vedi che ogni tanto qualcuno casca giù, così spesso mi manca la voglia di chinarmi e raccattarlo da terra, perciò li lascio lì, una volta caduti spero di non ritrovarli mai sui miei passi, che lo spazzino passi presto. Che non intralcino se di sbieco asimmetrici goffi e maleducati che sbucano dal nulla e guardandoli non mi venga in mente di ricomporre il puzzle. Non è un bello spettacolo il mio mostro a toppe, eppur cammina e se ne va in giro, che leggerezza la sua discrezione dell’opera brutta ma certamente non ce n’è una uguale, ucciso varie volte, non ha quasi più niente da dimostrare. Da lontano potrebbe intenerire, è qualcosa di solo mio, libero da umana vanità.

AtHomeBetta

Molecole

Suonato il citofono della sorellaccia sono entrata reduce da una bestemmia lunga due ore di viaggio di autobus infame. Mi scrivevo gli appunti sull’iphone con mani traballanti e una continua minaccia di stomaco di rivoltarsi e fuoriuscire a sorpresa come un pacco bomba.

Cose amene, cose gentili sul mondo. Ripetizioni. Ad esempio:

Poi mi si è addormentata la Giulia in collo mentre leggevo un libro () e ho sentito -sì come una rivistuccia da quattro soldi descriverebbe come effetto yoga- piano piano rallentarmi internamente il battito del cuore come se fossi stata su una spiaggia incontaminata tra ananas lontana da riviere e da luoghi che puoi trovare su un atlante senza niente al mondo che potesse turbarmi… Ho posato il libro accanto e chiuso gli occhi anch’io, e stavo li ferma non pensavo a nulla, tregua alle matasse, solo che c’era questo esserino senza illusioni né delusioni che pur nella sua inconsapevolezza non aveva paura alcuna di essere solo e solo e solo quello che è, il suo dormire.

E quella bestia delle bestemmie, sullo stesso autobus al ritorno, placata, contagiata, riposa.